La leadership di Brunson per uscire dalla crisi: “Non accetto di perdere così”

Non era solo una questione di risultati. Dopo nove sconfitte in undici partite, i Knicks hanno cambiato passo partendo da un confronto interno voluto da Jalen Brunson

Jalen Brunson, point guard dei Knicks

I New York Knicks sono entrati in quella zona grigia della stagione in cui le intenzioni non bastano più. Nove sconfitte in undici partite avevano raccontato una squadra in difficoltà, lontana dalla propria identità, nonostante talento e ambizioni restassero evidenti. L’ultima vittoria ha interrotto la spirale negativa, ma è arrivata soprattutto come risposta a qualcosa successo lontano dal parquet.

Dopo la pesante sconfitta contro i Mavs, Jalen Brunson ha preso l’iniziativa organizzando una riunione urgente con i soli giocatori. Niente staff, niente filtri. Un confronto diretto che, a giudicare dalla reazione vista nella gara contro i Nets, ha prodotto gli effetti sperati. Non solo nel risultato, ma soprattutto nell’atteggiamento.

Posso accettare di perdere giocando duro, punto a punto. Ma non così.

Jalen Brunson

Per Brunson il problema non è mai stato il punteggio finale, quanto il modo in cui le sconfitte stavano maturando. Un tema di approccio prima ancora che di schemi.

Il paradosso resta evidente. Questo è lo stesso gruppo che a dicembre ha alzato la NBA Cup e che lo scorso maggio ha raggiunto le Finali di Conference a Est. Da allora qualcosa si è inceppato. Trasferte continue, poco tempo per allenarsi e una routine logorante hanno inciso, ma non spiegano tutto.

C’è anche una componente mentale. Miles McBride lo ha detto apertamente: forse i Knicks si sono sentiti appagati troppo in fretta. Brunson inizialmente ha frenato su questa lettura, poi ha riconosciuto quanto il passaggio da partite “da playoff” alle serate di regular season vada gestito meglio. Perché cambia il contesto, non il lavoro.

La nostra mentalità deve essere migliore di quella che abbiamo mostrato finora. Non possiamo concentrarci su ciò che non possiamo controllare. Possiamo controllare l’impegno e il modo in cui difendiamo. In difesa non serve lo stesso livello di talento: dobbiamo semplicemente essere più connessi

Miles McBride

La parola chiave è adattamento. Al nuovo allenatore, alle difficoltà, ai momenti in cui il tiro non entra. Ed è qui che la difesa diventa il vero termometro della squadra. Quando l’attacco si spegne, sono energia, comunicazione e dettagli a tenere in piedi una partita.

I Knicks – che hanno margine anche per muoversi sul mercato prima della trade deadline – non sono persi, ma nemmeno al sicuro. La vittoria appena ottenuta non cancella le difficoltà, però suggerisce una direzione. Il talento c’è, l’identità pure. Ora serve continuità. Perché, come ha ricordato Brunson, vincere non è una questione di parole: è una scelta quotidiana.

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