Kevin Durant alle Olimpiadi 2028? “Voglio esserci con Team USA”
Kevin Durant non considera chiusa la sua avventura olimpica. La stella NBA punta alle Olimpiadi di Los Angeles 2028 e risponde con fermezza alle critiche sul basket americano
Quando si parla di Kevin Durant e Olimpiadi, si parla di storia. Il quattro volte campione olimpico e miglior realizzatore di sempre della nazionale maschile USA ai Giochi non sembra avere alcuna intenzione di chiudere il capitolo. Anzi, rilancia.
In una recente intervista a ESPN, la stella NBA ha dichiarato apertamente di voler essere parte di Team USA alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, quando avrà quasi 40 anni. Una prospettiva che in molti avevano escluso, soprattutto dopo la spedizione di Parigi, ritenuta da tanti come l’ultima danza di una generazione leggendaria.
Durant, però, ha voluto mettere le cose in chiaro.
Siete voi media ad aver creato questa narrativa. Da dove è uscita la storia dell’ultima danza? Io non ho mai detto che non avrei più giocato
Kevin Durant
Durant non pretende nulla per diritto acquisito. Nessuna convocazione automatica, nessuna corsia preferenziale. Solo merito.
Certo che voglio giocare. Mi piacerebbe tantissimo. Ma devo restare al top. Voglio produrre sul campo e fare in modo che Grant Hill e chi prenderà le decisioni voglia mettermi in squadra. Non per anzianità. Voglio dimostrare di poter ancora aiutare il team a vincere
Kevin Durant
Parole che sottolineano una mentalità competitiva ancora intatta. Durant ha già informato il managing director Grant Hill delle sue intenzioni: se sarà ancora un giocatore impattante, il suo nome sarà disponibile.
Il contesto, però, è cambiato. Se in molti pensavano che anche LeBron James e Stephen Curry avrebbero chiuso a Parigi, la realtà è diversa: James ha già escluso una futura partecipazione, mentre Curry al momento appare lontano dall’idea di un ritorno olimpico. Durant, invece, non si chiama fuori.
USA vs Europa: la risposta di Durant alle critiche
Nel corso dell’intervista, Durant ha affrontato anche un altro tema caldo: il presunto declino del basket americano rispetto all’ascesa europea.
Negli ultimi anni, il premio di MVP NBA è finito nelle mani di stelle internazionali come Giannis Antetokounmpo, Nikola Jokic, Joel Embiid e Shai Gilgeous-Alexander.
L’ultimo americano a vincerlo è stato James Harden nel 2018. Parallelamente, Team USA ha vissuto tornei più equilibrati, con diverse nazionali europee sempre più competitive.
Durant non apprezza la narrativa che si è creata.
Non mi piace questo discorso su USA contro stile europeo. Continuo a sentire che l’AAU ( federazione sportiva degli Stati Uniti d’America) sta distruggendo il gioco, che gli europei fanno tutto nel modo giusto e gli americani nel modo sbagliato. È una sciocchezza
Kevin Durant
E poi aggiunge un punto ancora più diretto:
Leggo tra le righe. È una frecciata agli afroamericani. Siamo noi a controllare questo sport. E qualcuno è stanco di questo
Kevin Durant
Parole forti, che spostano il dibattito dal campo al contesto culturale e mediatico. Durant respinge l’idea che gli Stati Uniti stiano perdendo il controllo del gioco e liquida con sarcasmo anche le previsioni su una Francia pronta a dominare:
La Francia sta arrivando’. Davvero? Li abbiamo battuti
Kevin Durant
Kevin Durant e Team USA: questione di legacy o di competitività?
La vera domanda ora è un’altra: a quasi 40 anni, potrà ancora essere determinante?
Durant stesso non dà nulla per scontato. La sua disponibilità è condizionata alla performance. Non vuole essere un simbolo, ma un fattore tecnico. In un’epoca in cui il talento internazionale cresce e il livello globale si alza, la sua eventuale presenza nel 2028 sarebbe un ponte tra generazioni.
Se manterrà efficienza, mobilità e produzione offensiva, la candidatura sarà concreta. In caso contrario, sarà il campo a parlare.
Una cosa è certa: la sua ambizione non si è affievolita.