Spurs, non solo Wembanyama: a un passo dalla storia NBA

Wembanyama guida la rinascita degli Spurs, ma è la profondità del roster a fare la differenza. A un passo da un’impresa mai riuscita nella storia NBA

Victor Wembanyama San Antonio Spurs

Dopo qualche stagione di rebuilding, i San Antonio Spurs sono tornati a far sul serio in NBA. La squadra guidata da Mitch Johnson ha chiuso la regular season al secondo posto a Ovest, a sole due vittorie da OKC e con un bel margine sui Denver Nuggets terzi. Un segnale chiaro: gli Spurs sono tornati a contare.

Rispetto all’anno scorso il salto è stato enorme: 28 vittorie in più, con un Victor Wembanyama in versione MVP. Il francese ha messo insieme 25 punti, 11.5 rimbalzi, 3.1 assist, 1 recupero e 3.1 stoppate di media in appena 29.2 minuti. Numeri fuori scala.

Ma il vero upgrade degli Spurs non è solo Wemby. La differenza la fa la profondità del roster, con tanti giocatori solidi, intelligenti e sempre dentro la partita. Un gruppo che ha davvero sfiorato qualcosa di storico.

Nella storia della NBA, nessuna squadra è mai riuscita a chiudere la regular season con otto giocatori in doppia cifra di media punti. Un traguardo che dice molto su quanto sia difficile avere così tante opzioni offensive senza dipendere solo dalle star.

In questa stagione però San Antonio ci è andata vicinissima: sette giocatori in doppia cifra. Oltre a Wembanyama e De’Aaron Fox (18.6), ci sono Stephon Castle (16.7), Devin Vassell (13.9), Keldon Johnson (13.2), Dylan Harper (11.8) e Julian Champagnie (11.1). Un sistema dove il pallone gira e tutti partecipano.

A rendere il tutto ancora più assurdo c’è Harrison Barnes, ottavo realizzatore con 9.9 punti di media. Sarebbero bastati pochi punti in più per arrivare a quota 10 e completare un’impresa mai vista nella lega.

Il record non è arrivato, ma l’entusiasmo a San Antonio è altissimo. Ora l’obiettivo è portare tutto questo anche ai Playoffs NBA, dove conta un’altra intensità.

Wembanyama e compagni si presentano con energia, talento e tanta voglia di dimostrare. La mancanza di esperienza c’è, ma anche la sensazione che questo gruppo possa fare rumore, subito o nel futuro.

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