I nuovi Utah Jazz fanno sul serio

Gli Utah Jazz ripartono da Markkanen, Jaren Jackson Jr., Keyonte George e dalla seconda scelta assoluta Darryn Peterson

Utah Jazz NBA

Dopo anni di ricostruzione, gli Utah Jazz sembrano finalmente avere una direzione chiara. Per la prima volta dalla cessione di Rudy Gobert e Donovan Mitchell nel 2022, la franchigia di Salt Lake City arriva all’estate con un progetto ben definito e una base su cui costruire il futuro.

Il tanking della stagione 2025-26, chiusa con un record di 22 vittorie e 60 sconfitte, il peggiore della Western Conference a pari merito con i Kings, ha portato in dote la seconda scelta assoluta al Draft NBA 2026, utilizzata per selezionare Darryn Peterson. Già alla trade deadline di febbraio, però, Utah aveva piazzato il colpo più importante della ricostruzione assicurandosi Jaren Jackson Jr. dai Memphis Grizzlies.

Sulla carta, il roster dei Jazz è giovane, profondo e con il potenziale per competere almeno per un posto al Play-In. Prima di fare il salto di qualità, però, ci sono due aspetti da verificare: la salute dei suoi giocatori più importanti e la capacità dello staff tecnico di costruire gerarchie offensive equilibrate.

Il frontcourt dei Jazz può diventare uno dei migliori della NBA

Se tutti saranno a disposizione, pochi roster possono vantare un trio di lunghi come quello formato da Lauri Markkanen, Jaren Jackson Jr. e Walker Kessler.

Markkanen resta il principale riferimento offensivo della squadra. Nel 2025-26 ha prodotto 26.7 punti e 6.9 rimbalzi di media, tirando con il 47.7% dal campo e mostrando una versione molto più completa del proprio gioco. Dopo una stagione in cui era diventato quasi esclusivamente un tiratore sugli scarichi, il finlandese è tornato ad attaccare il ferro e a creare dal palleggio. Il problema principale è stato l’infortunio all’anca, che lo ha costretto a saltare buona parte della seconda metà di stagione. A 29 anni resta uno dei lunghi più difficili da marcare della lega grazie alla combinazione tra altezza e capacità di tiro, ma la gestione fisica sarà fondamentale.

L’arrivo di Jaren Jackson Jr. rappresenta invece la mossa destinata a cambiare il livello della difesa. Ex Defensive Player of the Year e tra i migliori stoppatori della NBA, porta protezione del ferro, mobilità e tiro da tre punti, caratteristiche rare per un lungo. Tra Memphis e Utah ha chiuso il 2025-26 con 19.4 punti e 5.7 rimbalzi, mentre nelle sole tre partite disputate con la maglia dei Jazz aveva già alzato la produzione a 22.3 punti di media. La sua stagione è però terminata quasi subito a causa di un intervento al ginocchio sinistro. Restano inoltre i limiti già noti: un rendimento a rimbalzo inferiore rispetto al suo talento e una certa tendenza a commettere falli.

A completare il reparto c’è Walker Kessler, considerato uno dei migliori rim protector della lega. Prima dell’operazione alla spalla aveva iniziato la stagione con 14.4 punti, 10.8 rimbalzi e 1.8 stoppate, tirando con il 70% dal campo. Restricted free agent durante l’estate, viene ritenuto incedibile dalla dirigenza, che continua a vedere nella coppia Jackson-Kessler una soluzione perfettamente complementare. Se Jackson può aprire il campo giocando da ala grande, Kessler resta il centro ideale per presidiare il pitturato. I suoi limiti offensivi lontano dal ferro e la difficoltà nel difendere in campo aperto rimangono però evidenti.

Il vero interrogativo riguarda la disponibilità dei tre lunghi. Tra problemi all’anca, al ginocchio e alla spalla, Markkanen, Jackson e Kessler hanno disputato pochissime partite insieme durante l’ultima stagione. Il loro stato di salute rappresenterà il principale fattore per il futuro dei Jazz.

Keyonte George guida un backcourt pieno di talento

Sul perimetro Utah può contare su un gruppo estremamente giovane ma ricco di prospettive.

Il leader offensivo è ormai Keyonte George, autore della miglior stagione della carriera con 23.6 punti di media. Oltre alla crescita realizzativa, è migliorata soprattutto la qualità delle sue conclusioni: meno triple forzate, più penetrazioni e molti più viaggi in lunetta. Il salto in termini di maturità offensiva lo ha trasformato in uno dei candidati più credibili al Most Improved Player.

Accanto a lui ci sarà il grande investimento del Draft, Darryn Peterson. Seconda scelta assoluta, arriva da un anno a Kansas chiuso con 20.2 punti di media, confermando le aspettative che lo vedevano stabilmente tra i primi due prospetti della classe. Guardia da 6’5″ con ottime qualità atletiche e grande talento offensivo, dovrà però convincere sotto il profilo fisico. I numerosi problemi di crampi accusati durante il college hanno lasciato qualche dubbio agli scout NBA. Dal punto di vista tecnico, invece, il talento è fuori discussione.

A dirigere il gioco resta Isaiah Collier, playmaker puro che nel 2025-26 ha prodotto 11.7 punti e 7.2 assist, risultando il miglior creatore di gioco della squadra. È un giocatore che privilegia sempre la scelta migliore per il collettivo, eccellente nelle letture e nelle situazioni di transizione. L’unico vero limite resta il tiro da tre punti, ancora troppo discontinuo per garantirgli un ruolo stabile nei finali di gara.

La panchina dei Jazz è ricca di giovani da sviluppare

La seconda unità offre numerosi prospetti interessanti.

Brice Sensabaugh è stato il miglior marcatore della squadra per media punti con 14.9, sfruttando le tante assenze dei titolari. Realizzatore naturale, può cambiare l’inerzia di una partita in pochi possessi, ma deve ancora crescere nella metà campo difensiva.

Grande curiosità anche attorno ad Ace Bailey, quinta scelta del Draft 2025. La sua stagione da rookie si è chiusa con 13.8 punti e 4.2 rimbalzi, mostrando continui miglioramenti nella seconda parte dell’anno. Le qualità fisiche e tecniche sono evidenti, ma efficienza e selezione di tiro restano aspetti da affinare.

Tra i lunghi di rotazione spicca Kyle Filipowski, probabilmente il più pronto del gruppo. Con 11.4 punti, 7.2 rimbalzi e 2.6 assist, si è confermato uno stretch big intelligente, capace di allargare il campo e facilitare il gioco offensivo grazie alle proprie letture. Le difficoltà emergono soprattutto contro lunghi più atletici.

Più indietro nel percorso di crescita c’è invece Cody Williams, decima scelta del Draft 2024. Le qualità difensive e la lunghezza delle braccia restano intriganti, ma serviranno ulteriori passi avanti soprattutto nel tiro per ritagliarsi un ruolo importante.

Obiettivo post season, ma…

La sensazione è che Utah abbia finalmente costruito una base credibile per uscire dalla ricostruzione. Un All-Star come Markkanen, un ex Defensive Player of the Year come Jackson, uno dei migliori protettori del ferro della NBA come Kessler e un backcourt guidato da George e Peterson rappresentano fondamenta molto interessanti.

Le incognite, però, sono altrettanto evidenti.

La prima riguarda la tenuta fisica: il trio di lunghi arriva da una stagione praticamente compromessa dagli infortuni e senza continuità sarà difficile competere nella Western Conference.

La seconda riguarda le gerarchie offensive. Markkanen, Jackson, George, Peterson, Sensabaugh e Bailey sono tutti giocatori che amano avere il pallone tra le mani. Toccherà allo staff tecnico trovare il giusto equilibrio tra creatori di gioco e spaziature, considerando anche i limiti nel tiro da fuori di Collier e Kessler.

Se entrambe le risposte saranno positive, i Jazz hanno tutte le carte in regola per lottare almeno per il Play-In e iniziare una nuova fase della propria storia. Se invece gli infortuni continueranno a condizionare il roster, la ricostruzione potrebbe richiedere ancora un’altra stagione. Senza dimenticare che il mercato è ancora aperto e la dirigenza di Salt Lake City potrebbe non aver concluso i propri movimenti.

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