Charles Barkley: “Volevo lasciare la TV per diventare GM NBA”
Prima di diventare uno dei volti simbolo di Inside the NBA, Barkley progettava una carriera da dirigente: tre franchigie gli offrirono l’opportunità
Difficile immaginarlo oggi, ma Charles Barkley non pensava di costruirsi una seconda carriera in televisione. Il suo arrivo a Inside the NBA nel 2000 doveva durare soltanto qualche anno, prima di inseguire quello che allora era il suo vero obiettivo: diventare general manager in NBA.
Quel momento arrivò davvero. Anzi, secondo quanto raccontato da Barkley nel podcast di Bill Simmons, nel corso degli anni avrebbe avuto tre diverse opportunità per diventare GM. Nessuna, però, rispettava una condizione per lui fondamentale: avere il controllo completo sulle decisioni sportive.
Ho avuto tre possibilità di diventare general manager, ma non volevano darmi il controllo totale. Gli ho detto: non lascio il mio lavoro per accettarne uno dal quale poi finirò per essere licenziato
Charles Barkley
Una posizione maturata anche osservando quanto accaduto a Michael Jordan ai Washington Wizards. Barkley non aveva problemi con l’idea di assumersi tutte le responsabilità di un eventuale fallimento, ma pretendeva di poter prendere personalmente le decisioni sulle quali sarebbe poi stato giudicato.
Ho visto cosa è successo a Michael Jordan con i Wizards. Gli davano la colpa per tutto quello che non funzionava. Per me va benissimo prendermi tutte le responsabilità, ma allora voglio avere l’ultima parola su ogni scelta al Draft e su ogni trade
Charles Barkley
Barkley aveva già pensato a come costruire il suo front office
Il problema sollevato dalle franchigie era abbastanza prevedibile: Barkley non aveva alcuna esperienza da dirigente NBA. Per lui, però, non sarebbe stato necessariamente un limite.
La sua idea era circondarsi di collaboratori molto preparati e ambiziosi, prendendo spunto anche dalla filosofia utilizzata da Nick Saban nella costruzione dei propri staff.
Barkley avrebbe voluto assumere persone con l’ambizione di diventare un giorno general manager al suo posto. Una competizione interna che, nella sua visione, avrebbe compensato la mancanza di esperienza personale attraverso uno staff continuamente motivato a dimostrare il proprio valore.
Alla fine quell’esperimento non è mai iniziato. Barkley ha preferito mantenere il proprio posto a Inside the NBA, trasformando quella che immaginava come un’esperienza di appena qualche stagione in una carriera televisiva lunga oltre un quarto di secolo.
Ed è proprio su questo che Ernie Johnson continua ancora oggi a prenderlo in giro.
Quando accettai il lavoro, Ernie mi prese da parte e mi chiese quanto pensassi di rimanere. Gli risposi: ‘Probabilmente cinque anni, poi prenderò un lavoro nella NBA’. Adesso una volta al mese mi chiede: ‘Come sta andando quella storia dei cinque anni?’
Charles Barkley
Barkley ammette di non essersi mai immaginato un percorso simile.
Pensavo davvero che avrei fatto televisione per tre, quattro, massimo cinque anni e poi sarei passato alla NBA. E invece, 26 o 27 anni dopo, è incredibile
Charles Barkley
Una permanenza alla quale ha contribuito proprio il rapporto costruito con Johnson, definito da Barkley il collante di tutto Inside the NBA.
Ernie è quello che tiene insieme tutto. Lavora tantissimo e ha attraversato tantissime cose nella sua vita. Ha perso suo figlio qualche anno fa, una cosa traumatica per tutti noi, e ha anche combattuto contro il cancro
Charles Barkley
Ora quella lunghissima parentesi televisiva si avvicina davvero alla conclusione. Barkley ha raccontato che lui ed Ernie Johnson hanno intenzione di lasciare Inside the NBA dopo la stagione 2026/27.
Alla fine, quindi, Barkley non è mai diventato il dirigente che immaginava di essere quando iniziò in TV. Non perché siano mancate le opportunità, ma perché nessuna franchigia gli offrì il livello di autonomia che considerava indispensabile per accettare la sfida.