Steve Kerr contro gli arbitri, ma i Warriors sono in crisi vera

Un fallo discusso, tante palle perse e una classifica che preoccupa: la sconfitta con Phoenix lascia i Warriors davanti ai propri limiti, tra rabbia e urgenza di cambiare passo

Steve Kerr

Una sconfitta può fare male in tanti modi. Alcune però lasciano strascichi più profondi, perché arrivano su un episodio che sposta l’ago della bilancia.

Il 99-98 contro i Phoenix Suns rientra esattamente in questa categoria per i Golden State Warriors, usciti dal campo con più di un rimpianto e con la sensazione di essersi visti scivolare via l’overtime per una decisione arbitrale difficile da digerire.

Il fallo di Moses Moody che decide la partita

A 0.4 secondi dalla fine, sul 98-98, l’azione finale sembra destinata a spegnersi senza conseguenze: un tiro sbagliato, una palla che sbatte sul tabellone e una lotta a rimbalzo. In quel caos, gli arbitri fischiano fallo a Moses Moody su Jordan Goodwin. Phoenix è già in bonus: due liberi, uno a segno, partita chiusa.

Una chiamata che ha fatto esplodere Steve Kerr, visibilmente contrariato nel post partita.

È difficile credere che una gara venga decisa da un fischio del genere. Su un airball che colpisce il lato del tabellone. Dalla panchina mi hanno detto che Moses ha preso solo pallone. In una situazione così confusa, deve essere un fallo chiarissimo per decidere una partita

Steve Kerr

Il punto, per Kerr, non è solo l’episodio in sé, ma il principio: una chiamata del genere, in quel momento, toglie la possibilità di giocarsela fino in fondo.

Palle perse, percentuali e blackout offensivi

Ridurre tutto a un fischio sarebbe però comodo, ma non corretto. Lo sanno bene i Warriors, che pagano ancora una volta problemi strutturali. 20 palle perse, per la quinta volta in stagione, trasformate dai Suns in 30 punti: un’enormità in una gara decisa da un possesso.

Abbiamo perso troppi palloni. E quando loro hanno piazzato il parziale, ci siamo abbattuti. Energia e linguaggio del corpo devono essere migliori

Steve Kerr

Alle palle perse si sono aggiunte percentuali disastrose: 12/42 da tre, con Steph Curry fermo a 15 punti e 3/13 dal campo, Moody a 1/6, Quinten Post addirittura 2/10. Anche quando i tiri erano costruiti bene, la palla non entrava.

Abbiamo creato buoni tiri. A volte succede, puoi sbagliare. Ma anche in serate così puoi vincere, se sei più pulito nell’esecuzione

Steve Kerr

Classifica, urgenza e consapevolezza

Il ko porta Golden State a 13-15, sotto il 50%, con 6 sconfitte nelle ultime 9. Numeri che pesano, e che Draymond Green ha fissato a lungo sul tabellino nel post partita: 39.3% dal campo, 28.8% da tre, troppi errori per una squadra che vuole contare.

Rotazioni cambiate, energia cercata a parole, giustificazioni legate al calendario (17 trasferte già giocate): nulla basta più. E Stephen Curry non si è nascosto.

Se vuoi essere una buona squadra, devi superare queste cose. Il nostro record dice che non lo siamo, in questo momento

Steph Curry

La frustrazione è evidente, ma anche una strana forma di lucidità.

Questo momento ci sta mettendo pressione. Se vogliamo fare qualcosa di rilevante, sentire questo dolore può servire. A patto di reagire. È qui che siamo adesso

Steph Curry

I Warriors sono al punto più basso della loro stagione. La differenza, ora, la farà solo la risposta.

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