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NBA, il ritorno dei quintetti lunghi

Magic e Raptors sono l’antipasto della futura evoluzione del gioco della pallacanestro

In questo avvio di stagione, tra novità e sorprese, due squadre stanno provando a invertire un trend che, negli ultimi anni, sembrava ormai essersi consolidato, dando una svolta al gioco della pallacanestro e portandolo ancora di più nell’era dello small ball, un marchio di fabbrica impresso a fuoco dai Golden State Warriors con i loro quintetti piccoli in cui Green agisce da centro.

Toronto Raptors e Orlando Magic, facendo di necessità virtù, sono l’espressione migliore di questa ulteriore transizione che la lega si appresta a vivere nell’immediato futuro, considerando che dal prossimo ottobre farà parte dell’NBA anche Victor Wembanyama (nell’attesa tutte le sue gare saranno trasmesse in streaming sulla nuova app NBA), il probabile esponente maggiore di una nuova cultura, quella dei lunghi versatili, unicorni in grado di giocare come guardie e ali piccole.

Towns, Porzingis, Antetokounmpo, Embiid e Jokic. Cinque giocatori per provare a spiegare un’evoluzione inevitabile. Il progresso del gioco è infinito. Tante franchigie hanno provato e stanno provando a costruire attorno a lunghi capaci di fare girare tutta la squadra, dominando tanto in difesa quanto in attacco, ma non come in passato, solamente nel pitturato, ma insegnando pallacanestro in ogni zona del campo.

Se i nomi citati sono singolarità a cui viene costruito un supporting cast funzionale attorno, Raptors e Magic non fanno parte di questa cerchia. Infatti, sia in Canada che in Florida, è l’intero quintetto ad assumere dimensioni notevoli.

Lo starting five di Orlando, quello utilizzato maggiormente in questo primo sprazzo di regular season da Jamahl Mosley, ha un’altezza media di 207 cm. Un numero assolutamente unico, soprattutto se messo in proporzione alle caratteristiche dei giocatori che scendono in campo. A parte Jalen Suggs, alto “solo” 193 cm, gli atri superano tutti i 2 metri. Bol Bol, 218 cm, Paolo Banchero, 208 cm, Wendell Carter Jr, 208 cm, Franz Wagner, 208 cm.

A questi, i titolari, bisogna aggiungere chi parte dalla panchina, come Chuma Okeke, 198 cm, e Mo Bamba, 213 cm, e chi, al momento, è infortunato, come Jonathan Isaac, 208 cm, e Moritz Wagner, 211 cm.

Quello che sorprende maggiormente, è la maniera con cui questi ragazzi trattano la palla, abbinando movimenti che, considerando la loro stazza, dovrebbero essere per natura proibitivi. Banchero, spesso, porta la palla, agendo da playmaker, gioca in post, ha visione, si muove come un’ala piccola e penetra al ferro.

Lo stesso discorso vale per Franz Wagner, completo in attacco, in cui deve migliorare solo il tiro da 3 punti, la cui percentuale è ferma al 24,5%.

La vera rivelazione, tuttavia, è Bol Bol. Da oggetto misterioso a pedina fondamentale nel giro di qualche mese, il figlio di Manute sta sorprendendo per la qualità messa in campo, mostrando un talento cristallino. Al momento tira con il 67,5% dal campo, con il 43,8% da 3.

I Magic, al momento, hanno un record negativo, con 3 vittorie e 9 sconfitte. Il futuro, però, viste le alte probabilità di pescare bene al prossimo Draft, sembra luminoso.

L’altra franchigia che sta costruendo verso l’alto, è Toronto. Come per Orlando, anche i Raptors dispongono di un quintetto lungo e tuttofare. Mediamente più basso, circa 198 cm, presenta tre torri come OG Anunoby, Pascal Siakam e Scottie Barnes, i quali superano tutti i 2 metri, più Fred Vanvleet, l’unico vero piccolo della quadra, con 185 cm, e Gary Trent Jr, con 196 cm.

In panchina, ma ugualmente centrali nel gioco, Precious Achiuwa, 203 cm, e Chris Boucher, 206 cm, Otto Porter Jr, 203 cm, Dalano Banton, una guardia di 201 cm, e Koloko, 213 cm.

Anunoby, Siakam e Barnes sono tre giocatori totali. Tirano da 3 dal palleggio, in transizione, attaccano il ferro, giocano in post, difendono su chiunque, cambiando senza difficoltà e correndo su e giù per il campo, rappresentando la massima espressione del giocatore moderno tuttofare. I ruoli non esistono, tutti possono fare tutto, sia offendendo che difendendo, evitando, in questo modo, di dare punti di riferimento agli avversari.

Il loro record recita 7-5, la loro crescita non conosce limiti. Nel giro di qualche anno, migliorando ulteriormente il core, questi Toronto Raptors possono assurgere al ruolo di seria contender, dopo essere stati seppelliti da chiunque dopo l’addio di Kawhi Leonard.

Toronto e Orlando sono il nuovo che avanza, con una NBA in continuo movimento verso nuovi lidi e verso nuove forme, potenzialmente illimitate.

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