Top 10 NBA, i migliori giocatori arrivati dalle High School

Tra nomi noti e piccole sorprese, analizziamo i giocatori che hanno fatto meglio in NBA arrivando dal liceo

Kobe Bryant al liceo

Il passo nei professionisti non è mai semplice, per questo si considera quasi necessario per la maturazione di un giocatore fare almeno un anno di college basketball. Non è però una strada per tutti: alcuni talenti si considerano già pronti appena finito il liceo, anche se è un passo che in pochi nella decennale storia della lega hanno deciso di fare. Dei quarantacinque entrati in NBA dalla High School pochi di loro si sono rivelati all’altezza, due in particolare hanno aggiunto qualcosa in più. Vediamo subito chi sono!

#10. JR Smith

Sesto uomo dell’anno, campione NBA nel 2016 con un buonissimo minutaggio da role player esperto. JR arriva nella lega nel 2004 scelto dagli allora New Orleans Hornets, ma la scintilla tra lui e Byron Scott non scatta per via della sua scarsa etica del lavoro. Da lì il passaggio ai Nuggets che apre a Smith una possibilità di mettersi in luce per l’efficace tiro da tre e il grande atletismo che sfoga in schiacciate spettacolari. Poi New York, dove vince il Sixth Man e infine Cleveland che lo consacra campione. Oggi è in forza ai Lakers, arrivato da pochissimo per colmare il vuoto lasciato da Avery Bradley, di nuovo al fianco di LeBron e di nuovo alla caccia di un anello.

#9. Tyson Chandler

Dichiaratosi eleggibile nel 2001 e selezionato dai Chicago Bulls, Chandler porta subito grande difesa e protezione del ferro. Arrivato ai Mavericks via Hornets e Bobcats, vince il titolo nel 2011, il primo per la franchigia texana. Le sue doti sotto le plance amiche gli varranno anche il premio di Difensore dell’anno a New York nel 2012 (in compagnia di JR Smith). Da lì in poi l’utilizzo di Tyson nelle rispettive squadre è piuttosto limitato, per quanto sia sempre pronto a difendere il pitturato con la stessa grinta del suo primo anno. Dai Lakers lo scorso anno è passato ai Rockets, con cui ha collezionato poche presenze prima per via dell’impiego di Capela, poi per via del passaggio allo small ball.

#8. Lou Williams

Se dovesse vincere il titolo di Sesto Uomo dell’Anno, il quarto per lui, diventerebbe IL sesto uomo per antonomasia, oltre che una delle migliori steal of the draft. Chiamato infatti dai Sixers come quarantacinquesima scelta, Williams si è dimostrato una fortuna per le squadre in cui ha militato: eccellente realizzatore, ottima visione di gioco, grande grinta, il tutto quasi sempre in uscita dalla panchina. Attualmente ai Clippers (con cui ha vinto due dei suoi tre premi come Sixth Man) si è caricato la squadra sulle spalle nelle serate no dei due All Star Leonard e George, dimostrando anche grandissime doti di leadership. A questo punto l’unico obiettivo rimasto è portarsi a casa il primo titolo.

#7. Jermaine O’Neal

Sei volte All-Star, Most Improved Player ma mai un titolo da mettere in bacheca. Tanta sfortuna in questo: ha infatti militato negli Heat, nei Celtics e negli Warriors appena prima o appena dopo che vincessero i loro anelli. Ciononostante, una carriera di tutto rispetto principalmente nei Pacers, la squadra in cui è rimasto più tempo: in quel frangente ha preso parte alla storica rissa al Palace di Auburne Hills, in cui il più illustre partecipe Artest aveva preso a pugni un tifoso. O’Neal se l’è cavata con quindici giornate di squalifica e una menzione nella storia, anche se dalla parte sbagliata.

#6. Amar’e Stoudemire

La potenza e la stazza di un centro, l’atletismo e la velocità di un piccolo. Oltre questo, delle mani estremamente affidabili. Il compagno perfetto per un passatore come Steve Nash, con il quale ha costruito uno dei tandem più belli e meno vincenti della storia, tanto da essere paragonati (con le giuste proporzioni) a Stockton e Malone. Rookie dell’anno nel 2003 e sei convocazioni all’All Star Game ma nessun titolo, una cicatrice che Amar’e si sarebbe evitato volentieri se ce ne fosse stata la possibilità. I suoi Suns ci sono arrivati davvero vicini, forti di una squadra talentuosa e ben allenata, ma il destino ha messo in mezzo gli Spurs di Popovich e il trio delle meraviglie. Il resto è storia.

#5. Dwight Howard

A Superman va dato molto più credito di quanto ne abbia adesso. Gli ultimi anni non sono stati certo brillanti ma stiamo parlando di un centro che, all’apice della forma, dominava i due lati del campo con pochi eguali. Tre volte Difensore dell’anno, due volte miglior stoppatore e per quattro anni consecutivi miglior rimbalzista e, ultimo ma non ultimo, campione della Eastern Conference nel 2009 con gli Orlando Magic, guidati alle Finals contro i Lakers della coppia Bryant-Gasol. Riprova l’assalto al titolo nel 2013, passato ai Rockets di Harden, ma anche qui non arriva il tanto sperato anello. Quest’anno potrebbe essere quello giusto, la squadra in cui milita è sicuramente tra le favorite e il ruolo ritagliato per lui da coach Vogel (o da LeBron) sembra calzargli alla perfezione. A questo punto ce lo auguriamo, perché un anello Dwight se lo meriterebbe proprio.

#4. Tracy McGrady

Come si ferma l’onnipotenza cestistica? Con un fisico di cristallo. La più grande delle sfortune di T-Mac è stata la delicatezza: i continui infortuni che ne hanno condizionato rendimento e carriera non gli hanno dato tregua per tutta la sua permanenza in NBA ma McGrady in salute è stato una rogna per tutte le difese. Forte, veloce, eccellente scorer, passatore e difensore, nonché ottimo schiacciatore, come dimostrato nel duello che ha incoronato Vince Carter come uno dei migliori high flyer di sempre. È lui infatti ad aver collaudato la remix, la schiacciata in auto-alley oop con palla a tabellone effettuata in partita. Come detto però tanta sfortuna e tanti infortuni lo hanno lasciato con tanta amarezza e senza anello ed è uno dei più grandi rammarichi per tutti gli amanti della pallacanestro.

#3. Kevin Garnett

The Big Ticket ha messo insieme numeri impressionanti nella High School quanto in NBA: nei quattro anni alla Mauldin e alla Farragut Academy ha collezionati infatti 2533 punti, 1807 rimbalzi e 739 stoppate. Un discreto prospetto per l’NBA, che nel corso della carriera si è portato a casa un premio di MVP con la maglia dei Timberwolves, un titolo con Celtics, quindici chiamate per l’All Star Game e tanto odio da parte degli avversari. KG infatti ha dimostrato di avere una lingua molto meno educata delle sue mani, passando alla storia recente come uno dei trash talkers più feroci della lega : ne sanno qualcosa Charlie Villanueva e Tim Duncan, suo compagno di inserimento nella Hall of Fame, che pare abbia ricevuto pesanti insulti alla madre scomparsa quando Tim era un ragazzino. Insomma, Garnett si è saputo far amare dagli avversari dentro e fuori dal campo.

#2. Kobe Bryant

Dalla Lower Merion HS, via Italia, al tetto della lega più bella del mondo. Un talento curato in maniera avida e feroce che faceva ammattire compagni e avversari, tanta era l’avidità di vittoria. Arrivato nei Lakers nel 1996 ha dovuto accettare il ruolo di secondo in comando a Shaq (come abbiamo analizzato qui) con cui ha costruito un rapporto di amore/odio, sempre per via della sua incapacità di venire considerato inferiore a qualcuno. Con le chiavi della squadra in mano ha collezionato la prestazione offensiva individuale migliore della NBA moderna e due titoli consecutivi, prima di ritrovarsi (per demeriti societari) in una delle peggiori squadre degli ultimi tempi. Il suo finale lo ha scritto mettendo sessanta punti nella sua ultima gara, quel Mamba Out che ha spezzato tanti cuori. Sarebbe stato il migliore in più di una classifica se non fosse per il ragazzo che stiamo per presentare…

#1. LeBron James

“From St. Vincent-St. Mary High School in Akron, Ohio” Lebron Raymone James. Non può che essere lui, il Prescelto, a guidare questa classifica. Con la maglia degli Irish, oltre a guadagnare il posto sulla famosissima copertina di Sports Illustrated, conquista tre titoli divisionali con un’affluenza di pubblico di quasi sedicimila persone a partita, contratti con la Nike e Gatorade già in saccoccia e un futuro a dir poco roseo in arrivo. Approdato nella lega come prima scelta nel 2003 e nominato subito Rookie of The Year, si è portato a casa in diciassette anni di carriera (ancora in corso, attenzione) tre titoli con altrettanti MVP delle Finals, quattro MVP della Regular, 15 inclusioni nell’All NBA Team, sei nell’All Defensive Team e sedici chiamate per l’All Star Game, di cui è stato MVP per tre volte. In tutto ciò, diventando il terzo miglior marcatore di sempre e il primo scorer All Time nei Playoff. E non ha ancora finito…