Da stelle emergenti al naufragio: il declino di Ayton e Poole

Deandre Ayton e Jordan Poole dovevano essere due tra i futuri volti della lega, ed invece i due sembrano già avere un destino segnato di eterni incompiuti

Jordan-Poole

Se, tra i premi di fine stagione, esistesse quello di giocatore più peggiorato, sicuramente sarebbe una bella lotta tra Jordan Poole e Deandre Ayton. Eh si, perchè tra prestazioni ondivaghe e comportamenti più che discutibili dentro e fuori dal campo, i due ne hanno fatte vedere delle belle.

Eppure, se ci pensiamo bene, neanche due anni fa uno ha concluso da protagonista primo in regular season con i Phoenix Suns, mentre il secondo si è andato a conquistare uno storico ed inaspettato titolo con i Golden State Warriors. Il tempo li ha logorati, il successo illusi, ed entrambi sono stati scaricati e spediti nel deserto più totale di Portland e Washington.

Poole, che detiene insieme al compagno Tyus Jones il peggior plus/minus individuale della lega, ha perso quell’estro e quella lucidità visti nella baia, dove alcuni erano arrivati a considerarlo persino l’erede di Steph Curry. Che il ragazzo non fosse tutto ciò, soprattutto a livello comportamentale, per la verità lo si era già capito all’inizio della passata stagione, dove il pur scellerato pugno rifilatogli da Draymond Green si è dimostrato particolarmente rivelatorio.

Da quel momento in poi Poole è apparso solamente la controfigura sbiadita del giocatore visto nell’anno del titolo. Ricordiamo che, anche grazie al buzzer beater decisivo a fine terzo quarto in gara 5, Golden State riuscì ad indirizzare dalla sua parte le NBA Finals.

I problemi principali del prodotto di Michigan, che coesistono ancora, sono una shot selection al limite dell’imbarazzante, il fatto di voler monopolizzare gli attacchi e la sua assenza più totale sul lato difensivo. Dopo l’ultima pessima post-season, chiusa con un misero 34% dal campo ed un ancora peggiore 25% dall’arco (l’anno del titolo le percentuali erano rispettivamente 50,8 e 39,1), Mike Dunleavy, nominato pochi giorni prima come nuovo GM dei Warriors, ha deciso di scaricare lui ed il suo pesantissimo contratto, che adesso a Washington dovranno sorbirsi, visto che il giocatore attualmente non ha mercato.

E chi credeva che, in una nuova piazza e con un ruolo da protagonista, la giovane guardia sarebbe tornata ad offrire ottimi sprazzi in campo, si sbagliava alla grande. Celebre nei nostri immaginari è rimasta la scena nella quale, nel corso di una partita di pre-season al Garden contro i Knicks, Deni Avdija, libero nell’angolo, si sbraccia per chiamare palla, ignorato completamente da Poole, che invece decise di optare per una forzatissima tripla da quasi 9 metri.

Non è un mistero che nell’ambiente il ragazzo sia mal visto e sopportato. Washington dovrà comunque puntarci, ma il fatto che i primi violini di una squadra siano lui e Kyle Kuzma dovrà pur far riflettere qualcuno nell’ambiente (record attuale 9 vinte e 45 perse, peggio fanno solo i Pistons).

La situazione Ayton non è migliore, anzi, considerando che parliamo di una prima scelta assoluta al Draft, verrebbe ancor più da mettersi a piangere. Eh si, perchè il lungo bahamese già a 16 anni era considerato il prototipo del centro del futuro, e a 19 dominava in lungo e largo nell’unica annata collegiale alla University of Arizona. Aveva tutto per riuscire a sfondare, dei mezzi atletici da paura, un dominio al ferro fuori dal comune e persino buone percentuali dall’arco per uno della sua stazza.

Eppure, dalla clamorosa uscita contro Dallas nei play-off 2022, qualcosa sembra essersi inceppato. Ancora oggi non riusciamo a definire che tipo di giocatore sia Ayton, visto che alterna a prestazioni dominanti dove mostra un potenziale fuori dal comune, altre in cui la sua presenza in campo non è altro che un malus. I suoi notevoli problemi comportamentali e la scarsa voglia in campo erano stati notati per primo da Monty Williams, che in quella serie lo tenne in campo appena 19 minuti in gara 7, incolpandolo giustamente di aver contribuito notevolmente alla clamorosa eliminazione della squadra, che fino a quel momento era apparsa ingiocabile.

Da lì in poi il numero 2 ha vissuto da separato in casa (in quella off-season aveva firmato con i Pacers, ed i Suns furono costretti controvoglia a pareggiare l’offerta per non perderlo senza nulla in cambio), con gran parte dello spogliatoio contro. Di consguenza anche le sue prestazioni in campo si sono scemate, con Ayton che è sembrato aver perso tanto soprattutto in difesa.

Finito a Portland nella trade Lillard, anche nella Rip City, ambiente con poche ambizioni di breve periodo, Ayton sta facendo parlare di se in negativo. Dopo aver saltato una partita a causa, secondo lui, della troppa neve fuori casa, hanno fatto specie le dichiarazioni di alcuni membri dello staff dei Blazers, che hanno descritto il lungo come un ragazzo svogliato e bizzoso, e a cui vincere o perdere non fa alcuna differenza. Il video in cui abbocca ad un’innocua finta di Nikola Jokic, divenuto virale, è la triste conferma di tutto ciò.

Due giocatori dunque in notevole calo, senza ormai alcun valore, e che rispecchiano in pieno l’andamento delle franchigie in cui sono finiti a giocare. Una dimostrazione di come il talento ed il successo nella NBA di oggi, se non gestiti con criterio e raziocinio, possano portarti anche verso un rapido oblio.

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