Kerr su Curry: “Ha reso il lavoro di tutti molto più semplice”
Steve Kerr lo ammette senza mezzi termini: senza Stephen Curry la sua storia in NBA sarebbe stata molto diversa
Steve Kerr sa bene di essere un allenatore fortunato. Non tutti hanno avuto il privilegio di costruire il proprio percorso accanto a un fuoriclasse come Stephen Curry.
Alla vigilia della stagione 2025-26, il coach dei Golden State Warriors ha parlato senza filtri del peso che Steph ha avuto nella sua avventura a San Francisco.
Se non avessi avuto Steph, sarei stato come tanti altri allenatori: qualche anno in panchina, poi via verso un’altra squadra. Questa partnership mi ha dato stabilità, continuità, e ha reso il lavoro di tutti molto più semplice
Steve Kerr
La loro storia inizia nel 2014, quando Kerr prende in mano i Warriors dopo una brillante carriera da giocatore con cinque titoli NBA. Da quel momento, il binomio Kerr-Curry è diventato sinonimo di vittorie e di gioco spettacolare: in undici stagioni sono arrivati quattro campionati (2015, 2017, 2018, 2022), segnando l’epoca dell’ultima grande dinastia NBA.
Con Kerr in panchina, Curry ha collezionato traguardi straordinari: due MVP consecutivi (2015 e 2016), due titoli di miglior marcatore della lega (2016 e 2021) e, nel 2022, il tanto atteso Finals MVP (ne ha parlato anche Kevin Durant).
Oggi, a 37 anni, il futuro Hall of Famer si prepara alla sua 17ª stagione in maglia Warriors. Kerr continua a guardarlo con la stessa gratitudine del primo giorno: perché avere Curry non significa solo disporre del miglior tiratore della storia, ma avere una garanzia di identità, ambizione e sogni che, stagione dopo stagione, sembrano ancora realizzabili.