Marcare Kyrie è difficile, Curry è impossibile
Jeff Teague racconta perché difendere Stephen Curry è più complicato che affrontare Kyrie Irving, tra movimento continuo e caos offensivo
Marcare Stephen Curry è un incubo per qualsiasi difensore NBA. Da anni le squadre costruiscono interi piani difensivi su come limitarlo, ma quasi sempre senza successo.
Kyrie Irving, invece, è uno dei playmaker più talentuosi della lega: padrone assoluto del palleggio, capace di creare separazione e di segnare dal nulla. Eppure, secondo Jeff Teague, la differenza è chiara:
Sono entrambi difficili da contenere, ma preferirei marcare Kyrie. Almeno sai dove sarà. Con Steph no: guardi da una parte e lui corre dall’altra. Devi inseguirlo e genera troppo caos con i suoi continui movimenti
Jeff Teague
Un’osservazione che non ridimensiona Irving, ma sottolinea quanto unico sia l’impatto di Curry sul parquet.
Negli ultimi dieci anni quasi nessuno può dire di aver avuto successo nel contenerlo. L’unico caso recente è Amen Thompson, capace di limitarlo a tre punti in una partita di Regular Season. Per il resto, chi ha affrontato Curry ricorda soprattutto una sensazione di impotenza.
Il duello diretto con Irving racconta bene il livello di entrambi: 36 sfide in carriera, con numeri vicinissimi. Curry (che secondo molti è la migliore point guard di sempre) viaggia a 24,5 punti, 6,7 assist e 5,2 rimbalzi di media, Irving risponde con 25,5 punti, 5 assist e 4,4 rimbalzi.
Ma sul piano delle vittorie è il numero 30 dei Warriors a comandare: 12-11 in Regular Season, 8-5 ai Playoff. In totale, 20 successi per Curry contro i 16 di Irving.
Un equilibrio di talento che però nasconde una certezza: difendere Curry resta, per tutti, un incubo a occhi aperti.