Draymond Green sul GOAT: “Jordan non avrebbe vinto con Dellavedova”
Dellavedova ha conquistato i Cavaliers senza numeri da superstar, ma con cuore e grinta: Richard Jefferson rispondi alle critiche di Draymond Green
Matthew “Delly” Dellavedova non è mai stato un nome da copertina, ma chi ha seguito i Cavaliers durante la loro cavalcata al titolo sa quanto fosse fondamentale. A ricordarlo ci pensa Richard Jefferson, suo compagno in quella stagione da sogno, che lo difende dalle critiche arrivate da Draymond Green.
MJ aveva Pippen, Bron vinceva le partite con Matthew Dellavedova… quel tipo è scarso, senza mancare di rispetto. Ho molto rispetto per Delly, ma diciamoci la verità, faceva schifo. MJ non sarebbe mai riuscito a vincere con Matthew in squadra
Draymond Green
Il compito di Dellavedova nelle Finals contro i Warriors non era semplice: limitare Stephen Curry. I suoi numeri non brillavano come quelli di LeBron o Kyrie, ma il suo contributo era tangibile in ogni pallone difeso, in ogni transizione stoppata, in ogni energia che riversava sul campo.
Delly era l’underdog per eccellenza combatteva come un leone e darebbe la vita per la squadra. In campo non mollava mai, difendeva Kyrie Irving con una cattiveria incredibile
Matthew Dellavedova
Era il collante della squadra quando i titolari erano in difficoltà (ruolo che spetterà a Lonzo Ball per il 2025/26), stanchi o in bonus falli, mantenendo il ritmo e impedendo agli avversari di allungare.
Green aveva criticato Delly, sostenendo che LeBron fosse il GOAT anche grazie ai suoi compagni, mentre Michael Jordan aveva Scottie Pippen. Jefferson, però, lo difende a spada tratta: 24,6 minuti di media, 7,5 punti e 4,4 assist a partita, tirando con il 41% da tre. Un contributo discreto ma decisivo, soprattutto grazie al suo carattere grintoso.
Anche LeBron non ha mai nascosto la stima per l’australiano:
Se ci fosse un orso in campo e Delly accanto, lui lo prenderebbe a morsi
Matthew Dellavedova
Un’immagine perfetta per descrivere il cuore e la determinazione di un giocatore che, pur senza brillare nei numeri, ha conquistato i tifosi di Cleveland con ogni goccia di sudore.
Dellavedova resta il simbolo dell’underdog che fa la differenza: non serve essere una superstar per cambiare le sorti di una stagione.