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Russell Westbrook il più difficile da marcare

Nel ricordare i suoi anni in NBA, Thomas ha spiegato perché Westbrook – all’apice con i Thunder – fosse praticamente impossibile da contenere

Non è Stephen Curry. Non è Kyrie Irving. Per Isaiah Thomas, il giocatore più difficile da marcare nella sua carriera NBA è stato Russell Westbrook, versione Oklahoma City Thunder.

Una scelta che sorprende solo in apparenza: perché se Curry e Irving hanno ridefinito la tecnica e la creatività del ruolo di guardia, Westbrook – almeno nei suoi anni d’oro – rappresentava qualcosa di più primordiale, quasi fisico, istintivo.

Quando era a OKC era più veloce, più forte e saltava più in alto di tutti. Faceva triple doppie come se nulla fosse. Per me, che sono 1,75, era davvero un incubo da marcare

Isaiah Thomas

Parole che arrivano da uno dei playmaker più rapidi e competitivi della sua generazione, e che danno la misura dell’impatto che Westbrook ha avuto in quegli anni in cui sembrava muoversi a una velocità superiore a quella del resto del campionato.

E i numeri confermano la sensazione: nei loro 17 scontri diretti, Westbrook ha un record di 14 vittorie e 3 sconfitte, con una media di 22 punti, 8,7 assist e 7,2 rimbalzi. Thomas, dal canto suo, rispondeva con quasi 16 punti di media, tirando con un eccellente 50% dal campo. Sfide intense, combattute, ma dal risultato spesso già scritto: l’atletismo del numero 0 era semplicemente troppo.

Curiosamente, i due si sono anche ritrovati compagni di squadra per un breve periodo ai Los Angeles Lakers nel 2021-22. Una parentesi fugace, durante una stagione complicata per la squadra di LeBron e Davis, ma sufficiente per trasformare la rivalità in rispetto reciproco.

Oggi Westbrook non è più quel tornado di energia che travolgeva tutto e tutti, e dopo aver declinato la player option con i Denver Nuggets è ancora Free Agent. Durant l’ha chiamato ai Rockets, ma ancora nessun movimento di mercato.

Il suo nome resta sinonimo di intensità e orgoglio competitivo. E se persino un talento come Isaiah Thomas ammette che marcarlo era “un’impresa impossibile”, allora forse non servono altre statistiche per capire quanto devastante fosse il “Russ” dei Thunder.

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