Il limite del “next man up”: “Non puoi sostituire una stella da 60 milioni”
Coach Lue mette in discussione la mentalità dell’avanti il prossimo dei Clippers, evidenziando quanto le disparità salariali incidano davvero in NBA
La sconfitta in NBA Cup per 118-135 contro i Lakers arriva in un momento delicato per i Clippers, partiti con un 5-13 che racconta più degli infortuni che del reale valore della squadra. Tyronn Lue lo sa bene e, prima della partita, ha commentato le parole di JJ Redick sul rientro di Kawhi Leonard, autore di 19 punti con 5 rimbalzi, lasciando emergere una frustrazione che va oltre il parquet.
Lue ha riconosciuto quanto Leonard cambi il volto della squadra: quando è sano, il suo impatto è da top 10 NBA. Ma ha anche sottolineato una verità spesso ignorata: non tutti i “prossimi uomini” sono uguali.
Quando perdi il tuo miglior giocatore, un top 10 della lega quando è in campo, è difficile colmare quel vuoto. So che molta gente parla del “avanti il prossimo”, ma sai, se lui guadagna 60 milioni e il tuo “prossimo uomo” ne guadagna 400.000, non è proprio la stessa cosa
Tyronn Lue
Il caso di Kobe Sanders lo dimostra. Il giovane two-way contract si è trovato catapultato in campo, dando il massimo ma offrendo naturalmente una produzione lontana anni luce da quella del due volte MVP delle Finals. Non è una colpa: è la logica conseguenza di una lega in cui un singolo giocatore può arrivare a pesare fino al 35% del salary cap.
Dobbiamo semplicemente continuare a giocare e, come hai detto tu, sperare di riportare Kawhi a un minutaggio più alto e farlo sentire meglio: allora saremo una squadra diversa
Tyronn Lue
In una NBA dominata dalle superstar, le squadre che puntano al titolo investono gran parte del budget su due nomi, lasciando gli altri 13 giocatori da costruire con ciò che resta (anche se la tendenza sta cambiando, come dimostrano i Thunder). È qui che nasce il divario: talento d’élite in cima, profondità limitata sotto nel caso dei Clippers.
Lue non attacca Leonard, né chiede miracoli ai suoi giovani. Semplicemente senza le stelle, non basta la buona volontà. E finché il sistema resterà così, per i Clippers, che colmare quel vuoto sarà sempre una sfida.