Paul George risponde alle critiche: “Non sono finito”

Criticato per numeri sotto le attese, Paul George respinge l’etichetta di washed e risponde con i fatti: percentuali in crescita, impatto difensivo e una motivazione ritrovata

Paul George Philadelphia 76ers

Quando Paul George ha firmato il suo contratto al massimo salariale con i Philadelphia 76ers, le aspettative erano chiarissime: leadership, produzione offensiva e continuità da All-Star.

A distanza di mesi, il bilancio numerico racconta una storia molto diversa e una parte della fanbase non ha esitato a etichettarlo come “washed”, finito. Un giudizio che George non accetta e che, anzi, ha trasformato in carburante.

Arrivato a Philadelphia dopo una delle stagioni più efficienti della sua esperienza ai Clippers, l’ala dei Sixers si è ritrovata a fare i conti con problemi fisici, minutaggi ridotti e numeri lontani dai picchi della sua carriera.

Fino al 15 dicembre, George ha disputato 51 partite, viaggiando a 16.4 punti, 5.2 rimbalzi e 4.1 assist in appena 31.3 minuti di media, statistiche che rappresentano uno dei punti più bassi della sua produzione NBA.

Eppure, per PG-13 il contesto conta più del rumore esterno.

Venivo da una delle stagioni più efficienti della mia carriera, ero un All-Star. Non mi sono mai visto come un giocatore ‘finito’ così in fretta. So come funziona questa lega: conta solo quello che fai adesso, tutto il resto viene dimenticato. Questa cosa mi ha motivato. L’obiettivo in estate era uno solo: tornare in salute

Paul George

I numeri del 2025 raccontano un’altra storia

L’inizio del nuovo anno ha mostrato segnali concreti di risalita. Nel 2025, pur giocando 6.3 minuti in meno a partita, Paul George ha aumentato la sua produzione offensiva:

  • +0.9 punti di media
  • percentuali al tiro in crescita
  • tripla salita dal 35.8% al 43.3%

Dati che assumono ancora più valore se letti insieme al contesto fisico. George ha affrontato la stagione dopo un intervento artroscopico al ginocchio, ma in campo si è mosso con fluidità, mostrando solidità difensiva e adattabilità tattica.

Un ruolo diverso, ma ancora centrale

All’interno del nuovo ecosistema dei Sixers, Paul George non è più chiamato a fare tutto. Accanto a profili più giovani e dinamici come Tyrese Maxey, VJ Edgecombe e Dominick Barlow, il suo impatto passa anche da letture, difesa su più ruoli e capacità di alzare il livello nei momenti chiave.

Se la crescita vista nelle ultime settimane dovesse consolidarsi, il dibattito sul suo declino rischia di chiudersi rapidamente. Perché in NBA l’etichetta di “washed” è spesso frettolosa, e George sembra deciso a dimostrarlo sul parquet, non sui social.

Leggi anche

Loading...