Jokic, Shai, Giannis e Doncic: la corsa all’MVP 2026 è la migliore di sempre

Numeri irreali, efficienza senza precedenti e impatto totale sul gioco. La corsa all’MVP 2026 si decide su chi cambia davvero il destino della propria squadra

Nikola Jokic Shai Gilgeous-Alexander Nuggets Vs Thunder NBA Playoff 2025

Come definireste un giocatore che sta viaggiando in regular season a 34.1 punti, 8.6 rimbalzi e 8.8 assist di media? Forse, uno dei migliori giocatori di sempre? Un top 5 nella storia della NBA? Uno che ha già almeno 3-4 MVP e a giugno ne vincerà sicuramente un altro?

No… tutte ipotesi errate: le cifre sono di Luka Doncic, che non ha ancora mai vinto un MVP e al momento è – correttamente – al quarto posto nella corsa al premio di Most Valuable Player.

Lo sloveno dei Lakers, per sua sfortuna, è costretto a giocare nella stessa era di altri 3 generational players – che in questi primi mesi di stagione stanno riscrivendo la storia del basket.

Nikola Jokic, Shai Gilgeous-Alexander e Giannis Antetokounmpo non sono solamente i protagonisti della corsa all’MVP 2026: stanno giocando le migliori 3 regular season della storia NBA.

Storia in movimento

Era il 2005 quando John Hollinger ideò e presentò il suo “Player Efficiency Rating” (PER): il primo indice all-in-one (complicato da calcolare, ma molto efficace) in grado di catturare la produzione e l’efficienza di ogni singolo giocatore.

Come tutte le statistiche avanzate non è infallibile, ma molto spesso si avvicina alla verità e soprattutto non dipende dai minuti giocati (non è cumulativa). Nel 2005, a guidare questa speciale classifica c’erano i più grandi di sempre: Michael Jordan, Wilt Chamberlain, Shaquille O’Neal e David Robinson, ma negli ultimi 20 anni è cambiato davvero tutto.

Chiudere la stagione con un PER superiore a 31 garantiva un pass diretto per entrare nel pantheon della NBA e solamente Wilt Chamberlain (con una delle stagioni più incredibili di sempre, terminata con 50 punti di media) aveva scavalcato la soglia del 32 nel lontano 1962.

In questa stagione – invece – Jokic, Shai e Giannis sono tutti e tre ben oltre quota 33. Davvero senza precedenti.

Top 15 basata sul Player Efficiency Rating, il valore è riportato insieme all’anno – [statistiche al 24 dicembre 2025]

E Luka Doncic? Al momento è 87esimo in questa classifica – soprattutto a causa delle percentuali (basse) con cui sta tirando dal campo. Non fatevi ingannare da titoloni o highlights sui social: a giocarsi il premio fino a fine stagione saranno solamente i primi tre.

Giannis è ancora infortunato e ha giocato fin qui 17 delle 30 partite dei Bucks. Traduzione: potrà saltare solamente altre 4 gare da qui alla fine per rientrare nel minimo delle 65 presenze che servono per essere eleggibile.

Tornando al grafico… Shai è dove non dovrebbe essere: il canadese è l’unico playmaker di tutta la top 15 e l’unica guardia assieme a Michael Jordan. Il più vicino? Wardell Stephen Curry, stagione 2015-16. Sì, a 27 anni siamo già di fronte a uno dei migliori nella storia della NBA.

E se le statistiche di SGA fanno paura, allora non guardate quelle di Nikola Jokic (quarta stagione consecutiva in top 15) che al momento sta guidando la NBA per rimbalzi e assist – il tutto tirando col 60% dal campo.

Questo confronto – tra le altre cose – ci restituisce una realtà inconfutabile e allo stesso tempo (almeno per alcuni) difficile da digerire: siamo definitivamente entrati nell’era più talentuosa e competitiva nella storia della NBA.

Four of a kind

Ok i numeri da fantascienza, ma forse la cosa più incredibile è che ognuno di questi quattro gioca in modo completamente diverso dagli altri. “One of a kind” dicono negli States…

Un centro-playmaker che somiglia ad un rebus irrisolvibile, una guardia 2-way di due metri con la stessa produzione ed efficienza di Jordan, una point-forward in grado di segnare contro chiunque e da qualsiasi posizione e il figlio di Shaq e Garnett.

Ognuno ha le sue caratteristiche e, in una NBA che va verso una crescente standardizzazione (a causa soprattutto delle analytics), a guidare la Lega saranno sempre più i cosiddetti “maverick“: giocatori con una combinazione di fisico e bagaglio tecnico impossibile da replicare.

Differenze sostanziali, che li rendono a loro modo unici. Questo grafico mostra come interpretano e sfruttano lo spazio nella metà campo offensiva:

Viola = tirano più frequentemente da lì rispetto alla media in NBA

P.S. Il midrange non è ancora morto: è più vivo che mai. Grazie SGA.

Chi vincerà l’MVP 2026?

Le statistiche classiche come punti, rimbalzi e assist piacciono più ai fan rispetto ai giudici, che quando votano per l’MVP preferiscono andare più a fondo: oltre all’efficienza, danno molta importanza al concetto di “valuable“. Quindi: come cambia la squadra quando lui è in campo rispetto a quando non gioca?

E per rispondere a questa domanda, l’indicazione migliore ce la offre l’On/Off Net Rating – che registra la differenza media tra punti segnati e subiti dalla squadra (ogni 100 possessi) con un certo giocatore in campo.

Questa la tabella dei giocatori più preziosi per la propria squadra:

Net Rating con lui in campoNet Rating senza di luiDifferenza on/off
Giannis+8.2-9.7+17.9
Jokic+12.0+1.1+10.9
Shai+19.2+8.8+10.4
Cunningham+9.4+1.4+8.0
Brunson+9.3+3.3+6.0
Doncic+2.8-1.4+4.2
Net Rating = differenza fra punti segnati e subiti in media ogni 100 possessi

Giannis Antetokounmpo ha iniziato la stagione da uomo in missione (impossibile) per trascinare Milwaukee almeno ai Playoff e anche i numeri lo dimostrano. Con lui in campo i Bucks sono il miglior attacco della NBA (126 punti segnati ogni 100 possessi) mentre senza di lui scendono al 29esimo posto (108 punti segnati ogni 100 possessi).

Seguono poi Nikola Jokic e Shai Gilgeous-Alexander, entrambi con cifre praticamente uguali. A cambiare è solo il resto della squadra: con Jokic i Nuggets diventano una contender, mentre con Shai i Thunder diventano per distacco la squadra migliore di sempre.

Se Giannis non avesse saltato (almeno) 3 settimane per uno stiramento al polpaccio, probabilmente si parlerebbe di una corsa a tre… ma così non è. Prepariamoci, dunque, al duello che anche lo scorso anno ha polarizzato appassionati e votanti: Nikola Jokic vs Shai Gilgeous-Alexander.

Il canadese avrebbe avuto di certo più possibilità se Oklahoma non avesse incontrato gli Spurs (che hanno disintegrato il sogno delle 74 vittorie, record NBA). Molto dipenderà comunque dalla classifica finale, ma Nikola Jokic – a maggior ragione con queste percentuali – potrebbe ben presto mettere sulla mensola il suo quarto MVP in carriera.

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