La provocazione di Skip Bayless: “Non scegliete centri americani più di 7’0”
La voce di ESPN Skip Bayless non ha dubbi: gli USA sono la patria del basket ma non dei centri dominanti, del presente e del futuro
La vocazione internazionale dell’NBA odierna ha ormai raggiunto gli effetti più emblematici: basti pensare che tra poche settimane, Los Angeles ospiterà il primo All-Star Game di sempre che vedrà contrapposti i migliori giocatori statunitensi alle stelle più affermate del resto del mondo.
In tutti i ruoli, gli esempi di leader, titolari e gregari extra-lusso con passaporto straniero si sprecano, ma forse uno in particolare li vede surclassare i loro colleghi a stelle e strisce: quello dei centri.
E proprio da questo dato, Skip Bayless ha tratto una conclusione che, ospite del podcast di Gilbert Arenas, ha voluto trasformare in un caldo invito rivolto a scout, GM e allenatori NBA: non scegliere al Draft i big men statunitensi.
Non draftate americani di 7′ alla lottery, vi deluderanno sonoramente
Skip Bayless
Per Bayless il verdetto del campo nell’ultimo decennio abbondante è incontestabile, tanto che l’esempio più positivo è quello di un giocatore indubbiamente comodo in chiave difensiva, almeno per la protezione del ferro, ma dall’impatto complessivo assolutamente marginale, come Luke Kornet.
Quelli che non deludono riescono al più a mettere in piedi una carriera decente, ragionevole, tipo Luke Kornet
Skip Bayless
Se gli Stati Uniti, a volte anche in ambito collegiale, rimangono e forse rimarranno per sempre la patria di elezione per la carriera di ogni talento cestistico disseminato nel globo, la scuola europea ha retto l’urto della diffusione endemica del ‘corri e tira’ e del gioco perimetrale, continuando a sfornare sia fenomeni che, ognuno con le sue più pregevoli qualità, si sposano con le tendenze contemporanee come Nikola Jokic, Victor Wembanyama e Alperen Sengun, sia dominatori del pitturato come Rudy Gobert.
Il Nuovo Continente cercherà, in questo senso, di capitalizzare un rilancio, importante anche in ottica Team USA, che parta, magari, da profili come quelli di Dereck Lively II e Derik Queen.