I dettagli frenano ancora i Cavs, Mitchell: “Non sappiamo chi siamo”

I Cavs mostrano segnali di crescita, ma la sconfitta con Detroit riporta a galla vecchi problemi. Donovan Mitchell chiede più continuità e meno cali di concentrazione

Donovan Mitchell Cleveland Cavaliers

I segnali incoraggianti non mancano, ma i Cleveland Cavaliers non sono ancora dove vorrebbero essere. La sconfitta interna per 114-110 contro i Detroit Pistons arriva in un momento in cui il roster è più vicino alla piena salute e le prestazioni recenti avevano lasciato intravedere una tendenza positiva. Proprio per questo, il passo falso brucia di più.

A dirlo senza giri di parole è Donovan Mitchell, leader emotivo e tecnico della squadra, che dopo la gara ha messo l’accento su un concetto chiave: il talento non basta se manca la continuità.

Abbiamo il talento, abbiamo le capacità. Ora dobbiamo dimostrarlo sul campo. Il problema è che partite come questa ti bloccano. Il percorso non è lineare, ci saranno ostacoli, ma dobbiamo essere costanti

Donovan Mitchell

Un problema ricorrente

Cleveland aveva iniziato la gara con il giusto approccio difensivo, salvo poi crollare nel secondo quarto, concedendo 47 punti a Detroit. A cambiare l’inerzia è stato soprattutto Daniss Jenkins, autore di 21 punti nel periodo, molti dei quali nati da errori difensivi e cattiva comunicazione dei Cavs.

Mitchell non ha cercato alibi, anzi ha puntato il dito proprio su quei dettagli che, contro squadre aggressive, finiscono per fare la differenza:

Alcuni canestri sono arrivati direttamente dai nostri errori. Sono nove punti regalati. Queste cose ti uccidono

Donovan Mitchell

Il dato forse più preoccupante non è tanto il risultato, quanto la sensazione che Cleveland perda troppo spesso la propria identità. Mitchell lo ha detto chiaramente, mettendo a confronto l’approccio dei Pistons con quello dei Cavs.

Detroit sa chi è ogni sera. Noi, a volte, no. Siamo una squadra che dovrebbe partire dalla difesa e correre in transizione

Donovan Mitchell

Eppure le basi ci sono: Evan Mobley ha chiuso con quattro stoppate, la fisicità non è mancata e la rimonta finale – da -13 a pochi possessi dalla parità – dimostra che il gruppo non molla. Ma anche lì, un mancato tagliafuori su Ausar Thompson ha spento le speranze di rimonta.

Atkinson: “Detroit è stata la squadra migliore”

Lucido anche il giudizio di Kenny Atkinson, che ha riconosciuto i meriti degli avversari senza nascondere i limiti dei suoi.

Abbiamo lottato fino alla fine, ma non siamo mai stati davvero in controllo. Detroit ha avuto il vantaggio per gran parte della partita e ha meritato di vincere

Kenny Atkinson

Il coach ha poi ammesso che le difficoltà nei minuti senza alcune delle stelle in campo stanno diventando un tema strutturale, soprattutto nei secondi quarti, dove le rotazioni faticano a reggere l’urto.

Crescita reale, ma non sufficiente

Nonostante la delusione, nello spogliatoio dei Cavs resta la convinzione che la direzione sia quella giusta. Merrill lo ha sintetizzato così:

Sappiamo di non essere ancora al livello che vogliamo, ma stiamo iniziando a giocare come sappiamo. Ci sono alti e bassi, fa parte della stagione

Sam Merrill

Mitchell, però, non abbassa l’asticella. La crescita va consolidata, non solo mostrata a tratti.

Stiamo migliorando, sì. Ma non basta dirlo: dobbiamo continuare a martellare su questi concetti

Donovan Mitchell

Cleveland sta andando nella direzione giusta, ma serate come questa ricordano che il salto di qualità passa dai dettagli. E finché quei dettagli continuano a scappare, le vittorie restano un passo più in là.

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