Denver Nuggets: senza un centro si rischia la caduta libera

Gli infortuni mandano ko il reparto centri in salsa europea dei Nuggets, chiamati a gettare il cuore oltre l’ostacolo per scongiurare il tracollo in classifica

Nikola Jokic Jonas Valanciunas Denver Nuggets

Gli infortuni, uno in fila all’altro, di Nikola Jokic e della sua riserva Jonas Valanciunas trasformano il mese di gennaio – e si spera solo quello – nel crocevia più importante della stagione regolare per la franchigia del Colorado: lo stop dei due centri non rappresenta solo una spiacevole vicissitudine, ma un momento di necessaria rivoluzione dell’assetto in campo.

Aaron Gordon: non un rientro semplice ma in piena emergenza

Le porte girevoli dell’infermeria Nuggets hanno riconsegnato a coach Adelman Aaron Gordon, fermato a fine novembre da uno stiramento.
Un infortunio del quale l’ex Magic conserva, peraltro, una storia pregressa non trascurabile, che avrebbe richiesto un inserimento in campo il più cauto possibile.

Ma in una simile emergenza, Adelman non potrà certo centellinarne l’impiego e i ventuno minuti contro Brooklyn saranno da subito, o quasi, destinati a salire e ritoccare gli standard usuali. Ed è scontato precisare che la marcatura dei centri avversari sarà, quando in campo, tutto compito suo.

La sofferenza a rimbalzo sembra inevitabile

Fuori Jokic, fuori Valanciunas, Denver resta priva di centri di ruolo.
Il sophomore Holmes II, contro Brooklyn alla prima partita in carriera da titolare, e Nnaji costituiscono gli unici possibili adattamenti nel quinto spot con Gordon a riposo, ma la carenza di chili e centimetri si è subito fatta sentire: se i Sixers ne hanno solo presi 4 in più, le lotte a rimbalzo nelle due partite sono terminate 55 a 32 e 44 a 33 per gli avversari.

E il copione rischia di essere lo stesso anche nelle prossime partite, almeno contro le squadre che dispongono di centri più robusti dello stesso Claxton.

Difesa a zona: quando e contro chi?

Visto e valutato il personale a disposizione, la chiave più risolutiva per la rim protection potrebbe essere la difesa a zona: un tentativo di scoraggiare le ricezioni in post basso ma anche di guadagnare fiato dopo i brani di partita più dispendiosi.

Il rischio, sempre incombente in questo caso, è quello di mettere in ritmo i tiratori, tra gli esterni e non, di cui sono sempre più infarcite tutte le squadre. Ecco un nuovo esame che si presenta davanti a David Adelman: quello di selezionare i ‘bersagli’ giusti e battezzarli.

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