Durant non dimentica: “Cacciato dai Suns, questa vittoria ha un sapore diverso”

Houston esulta, Phoenix incassa: il game winner di Kevin Durant vale la 22esima vittoria stagionale, ma molto di più sul piano emotivo

Kevin Durant

La notte di Houston ha avuto un finale carico di significati. Kevin Durant ha segnato il canestro della vittoria contro Phoenix, ma il peso di quella tripla va ben oltre il punteggio.

A 1.1 secondi dalla sirena, il suo tiro da oltre otto metri ha chiuso il match sul 100-97 per i Rockets, trasformando una partita di regular season in una storia di orgoglio, rivalsa e memoria ancora viva.

Durant chiude con 26 punti, ma è l’ultimo possesso a catalizzare tutto: palla nelle sue mani, punteggio in parità, nessuna esitazione. Il bersaglio, casualmente o forse no, è proprio quella franchigia che pochi mesi prima aveva deciso di voltare pagina senza di lui.

“Cacciato da un posto dove non volevo andare via”

Nel post-partita, Durant non ha usato filtri. Alla domanda se quel canestro avesse un valore speciale perché arrivato contro i Suns, la risposta è stata immediata.

Assolutamente sì. È un posto che non volevo lasciare. È stata la prima volta in cui mi sono sentito davvero cacciato da una squadra

Kevin Durant

Parole che raccontano una ferita non del tutto rimarginata. L’estate ha portato uno scambio clamoroso: Durant ai Rockets, Phoenix accoglie Dillon Brooks e Jalen Green. Una scelta tecnica, certo, ma vissuta dal diretto interessato come qualcosa di più personale.

Il peso di Phoenix e la sensazione di essere diventato il capro espiatorio

L’esperienza in Arizona, durata due stagioni e mezzo, non ha mantenuto le promesse iniziali. Due apparizioni da All-Star, grandi aspettative e risultati inferiori alle ambizioni: eliminazione al primo turno nel 2023-24 e playoff mancati nell’ultima annata.

Un contesto in cui, secondo Durant, qualcuno doveva pagare.

Fa piacere battere una squadra che ti ha scaricato e usato come capro espiatorio per tutti i suoi problemi. Ho dato tutto ai Suns, alla città, allo Stato. Ma questo è il business

Kevin Durant

Non rancore puro, piuttosto la lucidità di chi conosce bene le regole della lega. Eppure, quando si gioca contro il passato, qualcosa cambia.

Competizione, orgoglio e quel “chip on the shoulder”

A 37 anni, Durant non ha alcuna intenzione di recitare il ruolo del veterano sul viale del tramonto. La tripla contro Phoenix è anche un messaggio: il serbatoio non è vuoto.

Voglio dimostrare che ho ancora qualcosa dentro. Anche se sono vecchio, posso ancora giocare. È normale voler battere una ex squadra, non c’è cattiveria

Kevin Durant

Una motivazione speciale che dura il tempo della partita, almeno nelle sue intenzioni.

Quando torno a casa cerco di lasciarmi tutto alle spalle. La prossima gara è sempre quella che conta

Kevin Durant

Facile a dirsi, meno a farsi. Perché certe notti restano, soprattutto quando coincidono con un tiro che decide tutto.

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