Loading

Ban NBA: tutti i divieti tra headband, scarpe e giocatori

Scopri tutti i divieti e ban della NBA, dalle headband ai numeri, dalle scarpe ai giocatori coinvolti in scommesse

La NBA con il passare degli anni sta cercando di prestare sempre più attenzione a ciò che accade in campo e fuori, per preservare la propria immagine. Se ci sono elementi, accessori o giocatori che creano caos e rischiano di rovinare l’immagine della lega, si ricorre alle maniere forti: il ban NBA.

La headband al collo di Jalen Suggs

Un caso esploso il 3 gennaio 2026, riguarda Jalen Suggs. Durante la partita contro i Chicago Bulls, ha iniziato l’incontro con la fascia per capelli sul collo, attirando l’attenzione. Normalmente Suggs la sposta sulla testa prima di entrare in campo, ma questa volta non lo ha fatto. La NBA è intervenuta immediatamente, stabilendo che non potrà più indossarla al collo nemmeno nel pre-partita.

Nasce come “football drip”, è da lì che deriva. La indosso al collo e, una volta che mi sento nel flusso del gioco, la metto sulla testa e iniziamo a fare sul serio.

Jalen Suggs

Le ninja headbands

Restando sul tema headbands, sono state bandite anche le ninja headbands, fasce che si legano dietro la testa lasciando i lacci lunghi liberi. Queste fasce, diventate molto popolari nel 2018 con Jimmy Butler, Jarrett Allen, Montrezl Harrell e Jrue Holiday, sono state vietate per problemi di sicurezza, in quanto i lacci potrebbero finire negli occhi di un altro giocatore o essere tirati.

Il numero 6 e il numero 69

La NBA permette tutti i numeri, dallo 00 al 99, ma ci sono due eccezioni: i numeri 6 e 69. Il primo caso è molto più semplice del secondo, infatti non è un vero e proprio ban, ma è un numero ritirato dalla lega dopo la morte di Bill Russell per onorare la leggenda dei Boston Celtics. I giocatori che già lo indossavano lo possono tenere, ma nessun nuovo giocatore lo potrà più scegliere.

L’ineguagliabile successo di Bill Russell, sia dentro che fuori dal campo, e il suo impegno per i diritti civili meritano di essere onorati in modo unico e storico. Ritirando permanentemente il suo numero 6 in tutte le squadre NBA, la straordinaria carriera di Bill sarà sempre riconosciuta.

Adam Silver

Per quanto riguarda il 69, in realtà non è mai stato indossato da nessuno. Nel 2000 ci aveva provato Dennis Rodman, che firmò per i Dallas Mavericks e chiese il numero 69, ma David Stern si rifiutò, ritenendolo dannoso per l’immagine della NBA. Furono stampate maglie ufficiali con quel numero e Rodman ne mostrò una durante la conferenza stampa di presentazione, ma non lo indossò mai in campo. Alla fine scelse il 70.

APL Concept 1

Le APL Concept 1 sono un modello di scarpe bandite dalla NBA nel 2010. Sembra una roba di fantascienza, ma queste scarpe contenevano delle molle che aumentavano l’elevazione di circa 10 centimetri, portando un enorme vantaggio atletico al giocatore che le indossava.

Gioielli, catene, tatuaggi e brand

Sempre sulla questione sulla sicurezza, è vietato indossare catene d’oro, orecchini o anelli durante le partite, evitando così il rischio di graffi o di impigliamento. Sono vietati anche accessori con loghi non autorizzati o troppo vistosi, per esempio Kelly Oubre Jr. che scese in campo con lo scaldamuscoli della Supreme.

Casi particolari sono quelli di J.R. Smith e di Lonzo Ball: il primo fu obbligato a coprire il tatuggaio proprio del logo “Supreme” sul polpaccio con un cerotto o con una fascia per non ricevere una multa a ogni partita; il secondo è stato obbligato a coprirsi un tatuaggio del marchio di famiglia “Big Baller Brand” che aveva sul braccio.

Le scommesse e la manipolazione delle partite

Il divieto più sacro della lega sono le scommesse. Infatti per qualsiasi tesserato NBA è vietato scommettere su partite NBA, scommettere tramite amici o familiari e passare informazioni riservate riguardo i minuti, i riposi e gli infortuni.

Per i giocatori ovviamente è vietato anche scommettere su sé stessi e alterare volontariamente la propria prestazione, non è importante la cifra scommessa, la vittoria o la sconfitta della scommessa o se la partita non è stata decisa dalla giocata. Oltre alle scommesse, sono vietate anche le manipolazioni delle partite, ovvero giocare peggio apposta, simulare infortuni strategici e influenzare il risultato o le statistiche.

No alle armi

La NBA afferma che le armi non devono esistere nell’ideologia della lega, perché sono un rischio per la sicurezza e danno un’immagine internazionale pessima, non interessa se l’arma è legalmente registrata o che non sia stata usata. C’è stato un episodio da cui tutto è iniziato, quello di Gilbert Arenas, dove nella stagione 2009-2010 ebbe una lite con un compagno di squadra e portò quattro pistole nello spogliatoio.

O.J Mayo, Tyreke Evans e Jontay Porter: i giocatori bannati

Questi 3 giocatori sono stati bannati dalla NBA.

O.J. Mayo, nel 2016 è stato squalificato per due anni per aver violato i termini del programma anti-droga della NBA. Il giocatore è stato punito secondo la categoria “Drugs of Abuse”, che include droghe pesanti come cocaina, oppiacei o anfetamine. Dopo i due anni di ban non è più riuscito a tornare nella lega.

Molto simile è il caso di Tyreke Evans. Nel 2019 la NBA ha annunciato che il giocatore era stato licenziato e squalificato dalla lega per due anni, in quanto era risultato positivo alla “Drugs of Abuse”. A differenza di Mayo, nel 2022 Evans ha cercato di tornare, ma nonostante i provini con alcune squadre non è riuscito a rimanere in forma e i problemi fisici si sono fatti sentire.

Caso molto diverso quello di Jontay Porter. Nel 2024 la NBA lo ha bandito a vita, quindi a differenza degli altri due, lui non potrà nemmeno riprovarci. Porter si era accordato con degli scommettitori per uscire prima dalle partite, fingendo infortuni o malattie, con l’obiettivo di far vincere le scommesse.

L’episodio che ha fatto esplodere il caso è stato quando il giocatore è uscito dalla partita contro i Kings dopo solo 3 minuti. In tutto ciò è stato rilevato un conto scommesse che avrebbe puntato 80 mila dollari sul fatto che Porter non avrebbe segnato.

Abbiamo capito che la NBA non scherza, ma cerca proprio di eliminare tutte quelle cose che potrebbero danneggiare la sua immagine, spargendo multe o più severamente bannando.

Leggi anche

Failed to load data