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Lakers in crisi, Perkins senza pietà: “Non è una squadra”

Kendrick Perkins attacca duramente i Lakers dopo l’ennesima sconfitta, parlando di una squadra senza chimica e identità. Ma i problemi di Los Angeles vanno oltre le parole

La caduta dei Los Angeles Lakers in classifica sta facendo rumore, e non solo per i risultati sul parquet. Dopo un avvio brillante della stagione NBA 2025-26, la squadra gialloviola ha rallentato in modo evidente, incassando quattro sconfitte nelle ultime cinque partite, compresa la pesante battuta d’arresto per 135-117 contro i Portland Trail Blazers.

Una prestazione che ha acceso il dibattito mediatico, culminato nel durissimo attacco di Kendrick Perkins.

Durante NBA Today, l’ex centro dei Celtics non ha usato mezzi termini, mettendo in discussione non solo il rendimento, ma l’identità stessa del gruppo Lakers.

Avete davvero il coraggio di chiamare i Lakers una squadra? Questa non è una squadra, è un insieme di individui. Scommetterei tutto quello che ho che non esiste nemmeno una chat di gruppo tra loro

Kendrick Perkins

Non esiste un gruppo fuori dal campo

Secondo Perkins, i problemi dei Lakers non nascono solo da schemi difensivi sbagliati o rotazioni inefficaci, ma da una mancanza di chimica fuori dal parquet. L’analista ha ironizzato anche su aspetti apparentemente marginali, ma spesso rivelatori della coesione interna.

Non credo ci siano cene di squadra in trasferta. Ognuno arriva, fa il suo lavoro e poi va per conto suo

Kendrick Perkins

Un’accusa pesante, che lega direttamente la confusione difensiva vista in campo a una presunta assenza di connessione umana nello spogliatoio.

Difesa in crisi: colpa della chimica o del roster?

Il quadro, però, merita una lettura più fredda. È vero che i Lakers stanno faticando enormemente nella metà campo difensiva: il defensive rating da 117.6, che li colloca al 26esima posto NBA, è un dato difficilmente difendibile. Allo stesso tempo, attribuire tutto alla chimica rischia di semplificare troppo il problema.

A differenza di squadre come i New York Knicks, che possono contare su difensori d’élite come Mikal Bridges, OG Anunoby e Mitchell Robinson, i Lakers non hanno i giocatori ideali per costruire una difesa di alto livello. I migliori specialisti restano Marcus Smart, ormai lontano dal prime, e Jarred Vanderbilt, limitato a circa 20 minuti a gara.

Si può sostenere che l’impegno dovrebbe compensare alcune lacune, e in parte è vero. Ma la realtà è che questa non è una squadra costruita per dominare fisicamente, soprattutto contro avversari giovani e atletici.

La voce di Marcus Smart e l’assenza di Doncic

Nel post-partita, Marcus Smart ha provato a scuotere l’ambiente, invitando i compagni a smettere di lamentarsi e a correre indietro in difesa. Un messaggio chiaro, accompagnato da un riferimento preciso.

Dobbiamo giocare ogni possesso come se fosse l’ultimo

Marcus Smart

Forse Perkins ha esagerato nei toni, forse no. Di sicuro i Lakers non danno l’idea di una squadra che soffre insieme quando serve. E in NBA, se non difendi e non corri, puoi anche avere talento: prima o poi qualcuno te lo fa pagare.

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