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La maglia di Derrick Rose tra le leggende dei Bulls: “Questo è per sempre”

La numero 1 di Derrick Rose sale tra le leggende dei Bulls: una notte che va oltre i titoli e celebra ciò che Chicago non ha mai dimenticato.

Chicago ha scelto di fermarsi, ancora una volta, per Derrick Rose. Dopo la vittoria per 106-103 contro i Boston Celtics, i Chicago Bulls hanno ufficialmente ritirato la maglia numero 1, consegnando per sempre ai cieli del United Center il simbolo di un’epoca che ha segnato la città più di quanto raccontino i risultati.

La cerimonia è stata intensa. Oltre un’ora dopo la fine della partita, quasi tutti i tifosi erano ancora sugli spalti. Un dettaglio che racconta più di qualsiasi statistica.

Sono il più grande di sempre. Paura, ti ordino di andartene

Derrick Rose

Derrick Rose guida la folla del United Center, gremita, nel mantra che ripeteva prima di ogni partita fin da bambino. Le sue parole finali, prima che lo striscione venisse issato

Un legame che va oltre il parquet

Derrick Rose si è emozionato fin dai primi istanti. Le parole introduttive di Taj Gibson e Luol Deng hanno aperto una serata carica di memoria collettiva. Poi, il discorso di Rose: lacrime, ringraziamenti alla madre Brenda, ai fratelli, agli ex compagni e a una città che non ha mai smesso di riconoscersi in lui.

Questo percorso non è mai stato solo mio. È sempre stato su qualcosa che la città potesse sentire come proprio

Derrick Rose

Un messaggio ribadito anche durante la cerimonia, quando ha voluto sottolineare come il rapporto con i tifosi fosse basato su una connessione reale, quasi fisica.

Rose come Jordan e Pippe

Con il ritiro della numero 1, Rose diventa il quinto giocatore nella storia dei Bulls a ricevere questo onore, accanto a:

  • Jerry Sloan (4)
  • Bob Love (10)
  • Michael Jordan (23)
  • Scottie Pippen (33)

Un elenco che pesa. E che racconta come il valore simbolico di Rose abbia superato anche l’assenza di un titolo NBA.

Anche senza un campionato vinto, i tifosi hanno amato profondamente quell’era. Derrick è nato a Chicago. È uno di noi

Michael Reinsdorf

Chicago c’era, nonostante tutto

Temperature sotto zero, vento gelido, eppure file davanti al United Center già ore prima della palla a due. Su ogni seggiolino, una maglietta nera con il nome e il numero di Rose. La stessa indossata dai Bulls nel riscaldamento.

Rose è sceso in campo circa un’ora prima del match, tirando a canestro insieme al figlio, mentre famiglia ed ex compagni si raccoglievano a bordo campo. Un’immagine semplice, potentissima.

Sapere che le persone hanno sfidato quel freddo pur di essere qui significa tantissimo. È qualcosa che appartiene profondamente a Chicago

Derrick Rose

“MVP, MVP”: il coro che non se n’è mai andato

A dare il via alla cerimonia post-partita è stata un’orchestra di Chicago, con “Sirius” degli Alan Parsons Project, storica colonna sonora dei Bulls. Il pubblico ha fatto il resto: cori “MVP, MVP” per tutta la notte.

Diversi giocatori dell’attuale roster – da Coby White a Josh Giddey, fino al rookie Noa Essengue – sono tornati in panchina per assistere alla cerimonia. Un passaggio di testimone silenzioso, ma evidente.

Derrick Rose, la storia in breve (ma pesantissima)

  • Scelto numero 1 al Draft 2008
  • Rookie of the Year 2008-09
  • 3 volte All-Star
  • MVP NBA 2011, il più giovane di sempre
  • 8 stagioni a Chicago

Numeri noti, ma che da soli non spiegano perché quella maglia sia ora lassù.

“Questa è la nostra coppa”

Circa 20 ex compagni erano presenti. Da Joakim Noah a Ben Gordon, passando per Kirk Hinrich e Tom Thibodeau (da molti accusato di essere la causa del grave infortunio di Rose). Una rimpatriata vera, iniziata la sera prima e finita alle prime luci del giorno.

Lo trattano come se Thibs fosse il problema, come se fosse lui l’infortunio. Io sono qui per dire: fanculo a questa cosa. Thibs è stato il primo allenatore che mi ha fatto sentire speciale. Facevo certe cose in partita solo per essere sicuro che le vedesse poi nel video. Thibs, magari sei andato ad Harvard, magari hai studiato fisica… ma la fisica te l’ho mostrata io

Derrick Rose

Taj Gibson ha riassunto tutto con una frase che ha colpito il pubblico:

Tutte le battaglie, tutti gli infortuni, tutto quello che abbiamo passato… questa è la nostra coppa

Taj Gibson

E forse è proprio questo il senso finale della serata: non un rimpianto, ma una celebrazione di ciò che è stato condiviso.

Un’eredità che resta

I Bulls avevano già celebrato Rose dopo il suo ritiro all’inizio della stagione 2024-25, ma hanno scelto di aspettare per rendere questo momento davvero speciale. Il risultato è stato evidente.

Questa cosa è per sempre

Lou Deng

E per una città come Chicago, “per sempre” non è una parola che si usa a caso.

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