Garnett attacca i giocatori europei: “Flopping e poca difesa”

Nel podcast Ticket & The Truth, Kevin Garnett smonta la narrativa secondo cui i giocatori internazionali sarebbero superiori a quelli americani

Kevin Garnett

Il dibattito tra giocatori americani e internazionali continua ad accendersi, e questa volta a gettare benzina sul fuoco è stato Kevin Garnett.

La leggenda dei Minnesota Timberwolves, intervenuta nel podcast Ticket & The Truth, non ha usato mezzi termini nel criticare l’impatto dei giocatori europei e internazionali sulla NBA moderna, accusandoli di aver introdotto flopping, proteste continue e un prodotto complessivamente inferiore rispetto al passato.

Le parole di Garnett arrivano nel contesto di una discussione con Paul Pierce, nata anche in vista del nuovo formato dell’NBA All-Star Game, che metterà indirettamente a confronto stelle americane e internazionali.

Garnett vs Pierce: due visioni opposte sulla NBA di oggi

Pierce aveva sostenuto come i giocatori internazionali siano attualmente superiori, sottolineando due aspetti chiave:

  • i sistemi giovanili europei, più strutturati
  • l’assenza di un MVP americano dopo James Harden nel 2018

Una tesi che Garnett ha respinto con decisione, ribaltando completamente la narrazione:

Odio questo racconto secondo cui iniziare prima significhi essere migliori. Non stanno offrendo un prodotto migliore, questo è il punto

Kevin Garnett

Per KG, la differenza vera resta la capacità di incidere su entrambi i lati del campo, un requisito che – a suo dire – molti giocatori internazionali non soddisfano.

“Hanno portato flopping e proteste”: l’accusa più dura di Garnett

Il bersaglio principale dell’ex MVP è il flopping, pratica che Garnett considera estranea alla NBA di un tempo:

I giocatori internazionali hanno portato un sacco di flopping nel gioco. Non lo sopporto. Ogni azione è una protesta verso l’arbitro. Prima non era così

Kevin Garnett

Secondo Garnett, alla crescita tecnica di alcuni talenti internazionali si è accompagnata una deriva fatta di simulazioni e atteggiamenti poco competitivi, che avrebbero snaturato l’identità storica della lega.

Un tema su cui la NBA stessa è intervenuta: dalla scorsa stagione, infatti, il flopping può essere sanzionato con fallo tecnico non antisportivo, tiro libero per gli avversari e multe da 2.000 dollari, destinate ad aumentare in caso di recidiva.

La questione difensiva: “Chiedetegli di giocare a tutto campo”

Nel suo intervento, Garnett ha poi toccato un punto tecnico preciso: la difesa.

Se li mettete uno contro uno, la metà non sa difendere. Il basket ha due lati

Kevin Garnett

Nemmeno Luka Doncic è stato risparmiato dall’analisi, pur riconoscendone il talento offensivo:

Chiedetegli di segnare una tripla e poi difendere a tutto campo. Per tutto quello che produce davanti, concede dietro

Kevin Garnett

Un’osservazione che riflette la filosofia cestistica di Garnett, cresciuto in un’epoca in cui l’impatto difensivo era parte integrante dello status di superstar.

All-Star Game 2025: gli internazionali protagonisti

Il confronto tra scuole cestistiche farà inevitabilmente da sfondo all’NBA All-Star Game di Los Angeles, in programma il 15 febbraio all’Intuit Dome. Tra i titolari confermati figurano cinque stelle internazionali:

  • Nikola Jokic (Denver)
  • Luka Doncic (LA Lakers)
  • Shai Gilgeous-Alexander (Oklahoma City)
  • Victor Wembanyama (San Antonio)
  • Giannis Antetokounmpo (Milwaukee)

Una presenza massiccia che sembra rafforzare la tesi di Pierce, ma che secondo Garnett non racconta tutta la storia:

Solo perché vieni dal mondo non significa che vieni dalla lega. Se li mettiamo in fila, gli americani li distruggono

Kevin Garnett

Un dibattito destinato a durare

Le parole di Kevin Garnett dividono, provocano e fanno rumore, ma centrano un nodo reale: la NBA è sempre più globale, e il confronto tra stili, culture e interpretazioni del gioco è inevitabile. Resta aperta la domanda di fondo: il basket internazionale ha migliorato la NBA o ne ha cambiato l’anima?

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