La squalifica di Paul George e il paradosso Sixers: rischio sportivo e vantaggio finanziario
La squalifica di Paul George complica i piani dei Philadelphia 76ers, ma apre anche uno scenario inatteso sul fronte luxury tax. Tra vantaggi economici e dubbi tecnici, Philadelphia si trova davanti a un bivio delicato
Per i Philadelphia 76ers, che sembravano aver finalmente trovato una certa stabilità, la squalifica di Paul George rappresenta un problema serio. Una tegola pesante, che però apre anche a un risvolto positivo inatteso, almeno sul piano gestionale.
Non tutto il male vien per nuocere, se sei i Sixers e scopri improvvisamente di dover fare a meno del tuo secondo giocatore più pagato a roster, squalificato per 25 partite per doping. Il tutto all’interno di una stagione fin qui ordinaria, soprattutto se confrontata con il recente passato, segnato da infortuni continui, rendimento altalenante e delusioni nei momenti chiave.
Salvarsi dalla luxury tax
Con Dominic Barlow e Jabari Walker titolari di contratti two-way da convertire, per Philadelphia si stava profilando un problema concreto in vista della NBA Trade Deadline. Dopo 50 presenze stagionali e con la postseason all’orizzonte, i Sixers avrebbero dovuto scegliere se rinunciare al loro utilizzo o sacrificare qualcuno a roster per rientrare sotto la luxury tax, considerando che la franchigia era già oltre la soglia di oltre 7 milioni di dollari.
In quest’ottica, profili come Andre Drummond o Kelly Oubre sarebbero diventati nomi caldi sul mercato. Una soluzione che avrebbe indebolito una squadra sì profonda, ma composta da diversi giocatori con una certa fragilità fisica, per cui una rotazione minima affidabile resta fondamentale.
Il quadro cambia radicalmente con la sospensione di Paul George. Secondo il CBA, lo stipendio non pagato ai giocatori sospesi pesa solo per metà sul calcolo della luxury tax. Considerando il contratto da 51,7 milioni di dollari di George, il risparmio è enorme: oltre 11 milioni persi dal giocatore, con una tassa praticamente dimezzata per i Sixers.
Philadelphia si ritrova ora a soli 1,26 milioni sopra la soglia, una distanza gestibile che permette di convertire i due contratti two-way senza manovre traumatiche e senza pagare la tassa nella prossima stagione. Basterebbe una mossa marginale, come la cessione di un Eric Gordon, per sistemare tutto.
Scambiare Paul George…
Al netto dei benefici economici, resta però il nodo centrale: l’investimento su Paul George. Firmare al massimo salariale un giocatore ormai nella fase finale della sua parabola era già un azzardo. La violazione delle regole lo trasforma ora in un problema ancora più ingombrante.
Le 68 partite giocate in maglia Sixers raccontano di un declino diffuso: statistiche in calo, impatto ridotto su entrambi i lati del campo e un profilo che oggi appare più adatto a un sesto o settimo uomo di esperienza. Una dimensione comprensibile vista l’età, meno giustificabile se rapportata al contratto.
Ed è proprio quel contratto a renderlo di fatto impossibile da scambiare, indipendentemente dalle esigenze di eventuali pretendenti. Va detto, per completezza, che con George in campo Philadelphia ha un record di 16 vittorie e 11 sconfitte, contro il 10-10 nelle gare disputate senza di lui. Numeri che non risolvono il dilemma, ma lo rendono meno banale.
… oppure aspettarlo ai playoff?
Ciò che lascia più amaro in bocca, però, è il tempismo della squalifica. Arriva pochi giorni dopo la brillante prestazione contro Milwaukee, quando George era apparso sorprendentemente “vintage” per rendimento e presenza sul parquet.
Oltre ai 32 punti segnati, aveva chiuso con 9/15 da tre, 5 assist e 2 recuperi, dando la sensazione di poter ancora fare la differenza. Tanto da riaccendere l’entusiasmo attorno a una Philadelphia che, con Embiid recuperato, un backcourt energico e un George in quella versione, sarebbe diventata una presenza scomoda nella corsa a Est.
Il rischio ora è che una sospensione di 25 partite del teorico secondo miglior giocatore a roster finisca per compromettere quanto di buono costruito.
È vero: al termine della squalifica George sarà disponibile per la postseason. Ma prima di arrivarci, Nick Nurse dovrà inventarsi più di una soluzione per rendere funzionale un reparto ali già corto, ora ulteriormente impoverito. E non è detto che il tempo giochi a favore dei Sixers.