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Tracy McGrady senza filtri: “Nel 2003 ero il miglior giocatore al mondo”

Meglio di Kobe, Duncan e Garnett: McGrady racconta la sua evoluzione nel passaggio dai Raptors ai Magic e l’esplosione del suo talento nel 2003

Quando Tracy McGrady ha messo piede a Orlando, è successo qualcosa di magico. Non un semplice salto di qualità, ma una vera trasformazione: da buon giocatore dei Toronto Raptors a superstar assoluta degli Orlando Magic.

Ai Raptors segnava 15 punti a partita circa, niente male, ma niente che spostasse davvero gli equilibri. Appena arrivato in Florida, però, le cose sono cambiate: in una stagione ha praticamente raddoppiato la media punti (26.8 nel 2000/01), mostrando subito a tutti che Orlando aveva trovato il suo leader indiscusso

Il 2003 resta ancora oggi la sua stagione simbolo. T-Mac ha chiuso con 32 punti a partita, dominando la classifica marcatori e superando perfino Kobe Bryant. Ma il bello di McGrady non era solo nel segnare: sapeva far girare la squadra, catturare rimbalzi, rubare palloni e rendere ogni partita uno spettacolo.

Non credo che ci fosse qualcuno sul pianeta migliore del T-Mac del 2003. E questo include anche questo tizio (Vince Carter) seduto qui accanto a me… nessuno sul pianeta nel 2003 era migliore di T-Mac. E continuerò a sostenerlo

Tracy McGrady

Una combinazione di atletismo, lunghezza e fluidità che pochi riuscivano a fermare. Eppure, non arrivò l’MVP: finì quarto nel voto finale, dietro un Tim Duncan che quell’anno conquistò tutto ciò che c’era da conquistare.

Il bello è che a T-Mac veniva tutto naturale e ogni giocata appariva perfettamente calibrata: fadeaway incontenibili, penetrazioni chirurgiche, difesa intelligente. In una squadra non costruita per vincere, riusciva a renderla competitiva notte dopo notte. I compagni raccontano ancora oggi quanto lavorasse lontano dai riflettori, affinando il palleggio, perfezionando il tiro, studiando ogni dettaglio.

E poi c’era quella sensazione unica: guardarlo in campo era come assistere a una lezione di basket in tempo reale. Ogni passo, ogni movimento, era armonia pura. McGrady era più di un realizzatore: era un condottiero, un creatore, un intrattenitore.

Quel T-Mac ha definito uno standard impossibile da ignorare, oltre alla sua capacità di far sentire viva Orlando anche quando c’era poco altro attorno.

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