La rissa contro i Pistons mette a rischio la corsa degli Hornets
Da sorpresa a squadra sotto osservazione. Gli Hornets crescevano attorno a Diabate e Miller, ma la rissa con i Pistons potrebbe cambiare gli equilibri del loro finale di stagione
Gli effetti della rissa tra Hornets e Pistons rischiano di fermare la corsa di una squadra diventata, nel giro di poche settimane, una delle più divertenti da vedere in NBA.
Il miraggio della decima vittoria consecutiva degli Hornets si è infranto nella ormai famosa rissa da saloon contro i Pistons. Un episodio che, pur senza determinare direttamente il risultato finale, ha finito per incanalare la partita a favore di Detroit, la miglior squadra della Eastern Conference, con due espulsi per parte.
A fare la differenza è stata soprattutto la gestione di Cade Cunningham, che ha vinto nettamente il confronto con LaMelo Ball. Un esito prevedibile, al netto del rispetto dovuto al figlio di Lavar, che resta comunque protagonista di una stagione di alto livello.
Al di là della sconfitta, il punto vero è un altro: Charlotte si è trasformata radicalmente negli ultimi due mesi. Un gennaio giocato a ritmi travolgenti ha portato alla momentanea decima posizione a Est, che oggi significherebbe play-in. Vale la pena capire come ci siano arrivati.
Da venditori a acquirenti
Con la Trade Deadline ormai alle spalle, la metamorfosi degli Hornets è evidente anche dal modo in cui la franchigia si è mossa sul mercato.
A novembre la squadra navigava in acque torbide. Tra sconfitte e infortuni, molti analisti davano Charlotte per venditrice designata, pronta a ricostruire partendo dalle poche certezze: il rookie Kon Knueppel e un Brandon Miller frenato dai problemi fisici.
Si parlava di LaMelo Ball sul mercato, con voci insistenti sui Clippers, e di un possibile giro per la lega di Miles Bridges, il cui passato extracampo continuava a pesare nelle valutazioni dei GM.
Alla chiusura degli scambi, invece, la direzione è stata opposta. Charlotte ha tenuto i suoi pezzi chiave e ha scelto di aumentare il potenziale offensivo, sacrificando Collin Sexton (vice Ball) per portare a casa Coby White da Chicago.
Una scelta che dice molto sugli obiettivi mutati: non rinforzi la second unit se hai intenzione di tankare. In North Carolina l’idea di giocarsi almeno il play-in è concreta, anche per accelerare la crescita di un quintetto giovane che Charles Lee sta valorizzando con coerenza.
Il segreto è Diabate
Un altro segnale forte arriva dalle scelte sul ruolo di centro. Nonostante i dubbi di inizio stagione, il Front Office degli Hornets ha deciso di non aggiungere lunghi a roster, liberandosi anche di Mason Plumlee, inizialmente dato come possibile titolare.
La spiegazione sta in due nomi. Il primo è Ryan Kalkbrenner, che ha reso più di quanto suggerisse la sua posizione al Draft. Il secondo, e decisivo, è Moussa Diabate.
Diabate, che in teoria non sarebbe nemmeno un centro puro, si è rivelato l’ingranaggio chiave del sistema di Lee. L’intuizione dell’allenatore è stata premiata: minutaggio crescente, fiducia e un impatto che va oltre le statistiche.
Non è dominante per stazza, ma è atletico, versatile e utilissimo negli extrapossessi, qualità ideali per una squadra con tiratori di volume come Ball, Miller e Knueppel. Corre il campo, difende con energia e tiene in piedi l’equilibrio del quintetto.
Il suo impatto coincide con il consolidamento di Brandon Miller, che dopo due stagioni condizionate da infortuni e adattamento sembra finalmente mostrare il suo reale valore. E lo spettacolo, adesso, è evidente.
La rissa con i Pistons può rovinare tutto
Il problema è che la rissa contro Detroit rischia di spezzare l’inerzia positiva. Il coinvolgimento di Diabate e Jalen Duren, seguito da quello di Bridges e Isaiah Stewart, espone Charlotte a squalifiche pesanti.
La NBA difficilmente userà il fioretto, e per gli Hornets perdere due terzi del frontcourt titolare sarebbe un colpo serio. Soprattutto considerando quanto Diabate sia centrale al di là dei numeri.
È complicato pensare che Grant Williams, per quanto solido nelle ultime uscite, e il neoarrivato Xavier Tillman possano assorbire completamente l’impatto delle eventuali assenze.
Questo costringerà Lee a spingere su Kalkbrenner e a sperimentare assetti più small, tutti da testare sul campo. Un rischio, certo, ma anche l’ennesima sfida per una squadra che finora ha dimostrato di saper sorprendere.