Kyle Filipowski tra aspettative e realtà

Una serie di contingenze significative non sta bastando a dare slancio alla stagione e alla carriera di Kyle Filipowski

Kyle Filipowski Utah Jazz

In estate una Summer League sopra le righe, scollinando in più occasioni il trentello. Dopo cinque partite, la grande sliding door rappresentata dall’infortunio alla spalla di Walker Kessler, titolare nel suo ruolo e fuori per il resto della stagione. Eppure Kyle Filipowski stenta ancora a spiccare il volo verso i cieli di Salt Lake City.

Tanti incastri favorevoli senza la condizione più importante

L’uscita dai giochi della punta di diamante del progetto Jazz ha mutato gli equilibri di una squadra che, anche al completo, si presentava ai nastri di partenza priva di qualsivoglia velleità competitiva, ancora nel pieno della maturazione del proprio core. Un contesto ideale per giocare, sbagliare e affinare il proprio gioco senza pressioni eccessive dettate dal risultato.

La scelta di coach Hardy di concedere i galloni da titolare – e la maggioranza dei minuti nel ruolo di centro – al trentaduenne Jusuf Nurkic, al netto di queste considerazioni, dice molto sulla fiducia riposta nel prodotto di Duke.

La trade per JJJ e le implicazioni sul futuro

Volgendo uno sguardo al futuro, il cammino del giovane centro nelle fila dei Jazz si preannuncia ancora più in salita: se Utah si è guardata bene dall’attingere al proprio reparto centri nella trade con Memphis, la disponibilità a sacrificare tre future scelte al primo giro per portare a Salt Lake City Jaren Jackson Jr. evidenzia la volontà di affiancare a Kessler un profilo pronto e affermato nel controllo dei tabelloni.

Ancora prematuro parlare di bocciatura per Filipowski, ma per la prossima stagione i suoi spazi potrebbero restringersi ulteriormente.

La chiave più realistica per trovare minuti: la pericolosità dal perimetro

L’agenda tattica dei Jazz segue un unico, insostituibile precetto: correre e tirare, diretta conseguenza dell’organico a disposizione. Terzi per pace in tutta la NBA, dietro solo a Miami e Atlanta, Markkanen e compagni impostano la quasi totalità dei possessi con cinque uomini oltre la linea dei tre punti.

Per il lungo classe 2003, capace già al college di mostrare una mano più che educata, alzare ulteriormente l’attuale 34% dall’arco rappresenterebbe il modo più immediato per attirare l’attenzione di Hardy. Una dimensione marcatamente perimetrale che oggi manca, soprattutto se confrontata con un Nurkic leggermente più preciso ma con volumi ancora contenuti, e una presenza offensiva che resta più incisiva in altre zone del campo.

Leggi anche

Loading...