NBA All-Star Game, Durant punge Doncic e Jokic: “Nessuno si fa domande su di loro”
Kevin Durant mette in discussione il nuovo format dell’NBA All-Star Game 2026 e lancia una frecciata a Luka Doncic e Nikola Jokic
L’NBA All-Star Game 2026 nasce con l’ennesima rivoluzione di formato, ma le perplessità restano. Stavolta l’idea è forte: USA contro Resto del Mondo, in un mini torneo che dovrebbe riaccendere intensità e interesse. Kevin Durant, però, non sembra convinto che il problema si risolva cambiando semplicemente la cornice.
Durante un incontro con i media a Houston, la stella dei Rockets ha commentato con ironia il fatto di far parte di una squadra di “vecchie guardie”, insieme a LeBron James, Stephen Curry (attualmente ai box) e Kawhi Leonard.
E proprio da lì è partita la stoccata.
Dovreste chiedere agli europei e al Team World se hanno davvero intenzione di competere
Kevin Durant
Durant difende la “vecchia guardia” e ribalta il dibattito
Negli ultimi anni l’All-Star Game è stato spesso criticato per la mancanza di intensità, e secondo Durant il dito viene puntato troppo facilmente contro i veterani americani.
Se guardiamo cosa fanno Luka Doncic e Nikola Jokic all’All-Star Game, quella è competizione? Tirano da metà campo, stanno sdraiati per terra… ma nessuno si fa domande su di loro. Invece dobbiamo preoccuparci della vecchia guardia?
Kevin Durant
Un’affermazione provocatoria, ma non casuale. Durant lascia intendere di leggere “tra le righe” di una narrativa che, a suo avviso, è diventata comoda: il problema sarebbe sempre la vecchia guardia USA, mai il contesto generale dell’evento.
Il nuovo formato USA vs World convince davvero?
La NBA ha annunciato i roster la scorsa settimana: 25 giocatori divisi in tre squadre, con un torneo round-robin in programma il 15 febbraio 2026 all’Intuit Dome di Inglewood, casa dei Clippers.
Il commissioner Adam Silver crede che la sfida USA vs World possa fare leva sull’orgoglio nazionale. Durant, però, resta prudente.
Se ne parla da anni come soluzione. Cambia il formato, ma chi può dire se funzionerà davvero?
Kevin Durant
Qui emerge un punto interessante: Durant non attacca il concetto in sé, ma dubita che la competizione possa essere forzata dall’alto. Senza una reale motivazione dei giocatori, il rischio è che cambi solo la scenografia.
Wembanyama promette battaglia, Durant resta scettico
A rendere il confronto ancora più acceso ci ha pensato Victor Wembanyama. Il talento degli Spurs ha dichiarato apertamente di voler giocare l’All-Star Game “per vincere”.
Non entro mai in campo senza voler competere. Nemmeno a casa, nemmeno in un gioco da tavolo
Victor Wembanyama
La risposta di Durant? Lapidaria.
Lo aveva detto anche l’anno scorso. E poi dissero che era stato il peggior All-Star Game mai visto. Vedremo
Kevin Durant
Una replica che non è solo ironia: è sfiducia basata sui precedenti. Per Durant, le intenzioni contano meno dei fatti, e il nuovo formato dovrà dimostrare sul parquet di essere qualcosa di diverso dal solito show.
Tra orgoglio e spettacolo: il vero nodo dell’All-Star Game
Il messaggio di Durant è chiaro: non basta dividere USA e World per creare competizione. Finché l’All-Star resterà un evento percepito come esibizione, anche le migliori idee rischiano di svuotarsi rapidamente.
Il 2026 dirà se questa volta sarà diverso. O se, come suggerisce Durant, il problema non è “chi gioca”, ma quanto davvero importa vincere.