Durant, nuovo scandalo social? I sospetti sull’account privato

Un profilo privato, messaggi esplosivi e un precedente che pesa. I rumors sul burner account di Kevin Durant stanno infiammando i social NBA

Kevin-Durant

Il nome di Kevin Durant torna al centro delle discussioni social. Non per una prestazione leggendaria o per una trade imminente, ma per un presunto account burner su X (ex Twitter) che, secondo alcuni utenti, sarebbe riconducibile proprio alla stella degli Houston Rockets.

Il punto non è solo l’esistenza dell’account – perché Durant in passato ha ammesso di averne utilizzato uno – ma il contenuto di alcuni messaggi privati che starebbero circolando online e che, se autentici, sarebbero destinati a far discutere.

Cos’è un burner account e perché le star lo usano

Un burner account è un profilo anonimo utilizzato per navigare o interagire sui social senza esporsi pubblicamente.

Non è una pratica rara tra personaggi famosi, soprattutto in un contesto in cui ogni like, risposta o follow viene analizzato e amplificato.

Non solo giocatori: anche dirigenti e figure pubbliche sono finiti nei guai per account anonimi. L’ex GM dei Philadelphia 76ers Bryan Colangelo si dimise nel 2018 dopo che alcuni suoi account burner furono collegati a commenti critici su giocatori e colleghi. Persino il politico Mitt Romney fu smascherato per un profilo anonimo.

Ma cosa c’è di concreto dietro questi rumors?

Kevin Durant burner account: cosa sta succedendo su X

Alcuni utenti sostengono di aver interagito con un profilo chiamato @gethigher77, oggi impostato su privato. L’account, creato nell’agosto 2021 e con un numero molto limitato di follower, presenta un’immagine di copertina con un gufo – elemento che ha alimentato le speculazioni perché in passato Durant aveva condiviso una gif simile dal suo profilo ufficiale.

La “prova” principale? Non ci sono screenshot pubblici di tweet compromettenti, ma presunti messaggi diretti inviati dall’account, scritti con un tono che molti ritengono compatibile con quello della superstar NBA.

Nei DM attribuiti al profilo compaiono riferimenti a diversi giocatori, tra cui Alperen Sengun, Ben Simmons, James Harden, Russell Westbrook, Kyrie Irving e Devin Booker, con giudizi piuttosto taglienti sulle loro qualità e sul loro impatto in squadra.

Le presunte accuse ai compagni

Secondo quanto riportato da alcuni utenti, nei messaggi privati l’account avrebbe criticato duramente alcuni compagni, mettendo in discussione capacità difensive, leadership e affidabilità nei momenti chiave.

Il problema è evidente: non esiste alcuna prova verificata che colleghi direttamente Durant a quell’account.

  • “Il vostro giocatore franchigia non sa tirare né difendere. È un problema moooolto più grande delle mie palle perse”. Riferendosi a Alperen Sengun.
  • “Non posso fidarmi di Jabari [Smith] per segnare un maledetto tiro o fare una buona difesa… è scarso”
  • “Giuro che mi manca Ben Simmons. Almeno lui mi passava la palla”
  • “Un po’ fuori dalla realtà, ma lo capisco”. Riferendosi a James Harden.
  • “Non direi che Kyrie Irving stesse competendo con me, ma quel “lightskin” e quell’orso della tripla doppia sotto cocaina sì”. Apparentemente riferendosi a Russell Westbrook.
  • “Due dittatori: Stalin e Hitler, Mussolini e Kim Jong-un. I Suns sono la mia squadra quando perdiamo e la squadra di Devin Booker quando vinciamo”. Riferendosi a Booker e all’ex coach dei Suns Frank Vogel.

Ma qui entra in gioco un elemento cruciale: nell’era dei social chiunque può fingersi chiunque. Creare un account anonimo, adottare uno stile di scrittura simile a quello di una celebrità e costruire una narrazione credibile è relativamente semplice.

Inoltre, trattandosi di messaggi privati e non di contenuti pubblici verificabili, la soglia di attendibilità si abbassa drasticamente.

Durant, al momento, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla vicenda. Con l’NBA ferma per l’All-Star Break, il caso resta sospeso tra curiosità e sospetto.

Kevin Durant e i burner account: un precedente che pesa

Il motivo per cui la vicenda ha preso rapidamente piede è semplice: Durant ha già ammesso di aver usato account burner in passato.

Nel 2017 fu scoperto dopo aver pubblicato per errore, dal suo account ufficiale, un tweet che sembrava destinato a un profilo anonimo, in cui difendeva sé stesso parlando in terza persona e criticando l’ambiente degli Oklahoma City Thunder e l’allora coach Billy Donovan.

Due anni dopo, nel 2019, Durant confermò tutto in un’intervista a ESPN, spiegando così la sua scelta:

Non ero abituato a quel livello di attenzione. Volevo un posto dove parlare con i miei amici senza che qualcuno si intromettesse o estrapolasse le mie parole dal contesto

Kevin Durant

Quando nel 2023 è stata lanciata Threads, la piattaforma di Meta, Durant ha persino scherzato pubblicamente sull’argomento, invitando i fan a “trovarlo” con un burner anche lì.

Insomma, la storia pregressa rende la nuova teoria più credibile agli occhi dei tifosi. Ma credibile non significa dimostrata.

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