Bickerstaff esalta Cunningham: “Mi ricorda Dwyane Wade”

Il coach dei Pistons, J.B. Bickerstaff, accosta Cunningham a Wade per impatto, spettacolarità e leadership

Cade Cunningham e coach J.B. Bickerstaff

C’è un istante, nella carriera di un giocatore, in cui il talento smette di essere promessa e diventa certezza. Non è una statistica, non è una vittoria isolata. È una sensazione collettiva che Cade Cunningham sembra essere entrato proprio in quella fase.

Guidare i Detroit Pistons al miglior record della lega non è solo un dato. La squadra è sbocciata più velocemente forse del previsto e ha trasformato il proprio talento in struttura, in abitudine alla vittoria.

Il paragone con Dwyane Wade non è casuale. Non riguarda solo le giocate spettacolari, ma la capacità di piegare il ritmo della partita alla propria volontà. Wade diventò “Flash” quando iniziò a dominare l’imprevedibile.

Ci sono sere in cui vedi una giocata e pensi: “Accidenti, questo ragazzo è glaciale”. Poi una settimana dopo fa qualcosa che ti lascia senza parole. Mi ricorda Dwyane Wade: l’anno in cui è diventato ‘Flash’, quando cadeva all’indietro e lanciava la palla sopra la testa… e poi segnava comunque

J.B. Bickerstaff

Cunningham (molto apprezzato all’All-Star Game) oggi sembra fare lo stesso. Non parliamo soltanto di una produzione offensiva da 25 punti con il 47% dal campo, ma è soprattutto la percezione che, nei momenti decisivi, la palla debba passare dalle sue mani. E che qualcosa, in qualche modo, accadrà.

Perché il paragone con Dwyane Wade

Il riferimento a “The Matrix” racconta un altro aspetto: la consapevolezza. Credere di essere “l’eletto” di una franchigia che ha passato troppo tempo nei bassifondi della lega non è arroganza, è un’affermazione di identità. È lo scarto invisibile che separa i buoni giocatori da quelli che guidano un’epoca.

Le cifre rafforzano il racconto. Credere che Cunningham sia candidato soltanto per la sua produzione offensiva (primo aspetto che rinconduce il suo coach al paragone con D-Wade) è fin troppo semplicistico. Il prodotto di Oklahoma State ha un impatto sistemico e sta avendo la capacità di cambiare la traiettoria di una franchigia.

Se la stagione finisse oggi, il suo nome entrerebbe con forza nel dibattito. E se Detroit domina a Est, e in generale si trova a sole due gare dal migliore record in NBA di OKC (42-14), la gran parte del merito è proprio di quel giocatore che indossa la maglia numero 2.

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