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Emergenza tanking in NBA: le 3 soluzioni proposte da Charles Barkley

Charles Barkley propone tre idee molto interessanti per contrastare il tanking in NBA, tutelare i tifosi e restituire equilibrio competitivo alla lega

Il tanking è – purtroppo – tornato al centro del dibattito NBA. A riaccendere la discussione è stato Charles Barkley, che durante “Inside the NBA” ha messo sul tavolo tre proposte molto chiare per affrontare un problema che, secondo molti, sta rovinando la competitività della lega.

Guardate cosa stanno facendo a Utah (Nurkic dichiarato fuori per il resto della stagione per operazione al naso, ndr), guardate cosa succede a Washington. Ora anche i Mavs stanno in qualche modo tankando… Prima di tutto, il tanking ha sempre fatto parte della NBA, mettiamolo in chiaro. Ma dobbiamo trovare una soluzione, perché prima di tutto non è giusto per il gioco

Charles Barkley a Inside The NBA

Colpire il portafoglio dei proprietari

Barkley parte da qui. Se una squadra perde volontariamente per migliorare la posizione al Draft, non può chiedere più soldi ai tifosi. L’idea è semplice: niente aumenti se il record è sotto il 50%. Un modo diretto per tutelare chi paga il biglietto e scoraggiare strategie al ribasso.

Nessuna squadra NBA dovrebbe poter aumentare il prezzo dei biglietti se è sotto il 50% di vittorie. Non puoi alzare i prezzi se sei sotto il 50% di vittorie. E a dire il vero, dovrebbe valere per tutti gli sport

Charles Barkley a Inside The NBA

Una Lottery più equa

Per Barkley, dare più probabilità a chi perde di più incentiva il tanking. La soluzione? Stesse chance per tutte le squadre fuori dai playoff. Così il peggior record non garantirebbe più vantaggi concreti e perdere non sarebbe più una scorciatoia.

Ogni squadra in Lottery dovrebbe avere una sola pallina. Non dovrebbero darti più probabilità. La squadra col peggior record ha ottenuto la prima scelta solo 2 volte negli ultimi 25 anni. Dai a tutti una pallina se non fai i playoff

Charles Barkley a Inside The NBA

Stop alle protezioni sulle scelte

Qui l’ex campione punta il dito contro le pick protette, spesso usate per manipolare le strategie future. Eliminare le protezioni significherebbe rendere gli scambi più trasparenti e meno legati a calcoli opportunistici.

Se scambi una scelta, è persa. Basta protezioni top-3 o top-7. Così le squadre non possono manipolare il sistema

Charles Barkley a Inside The NBA

Sono riflessioni che trovano terreno fertile anche tra ex addetti ai lavori. Voci come quella di Bobby Marks, oggi analista ma in passato dirigente dei Brooklyn Nets, o di un proprietario di minoranza come Mark Cuban, condividono la sensazione che la lega non stia facendo abbastanza.

Il punto, secondo loro, non è solo riconoscere il problema, ma intervenire in modo concreto. Perché il rischio è che il tanking diventi una strategia accettata, più che un’eccezione da correggere.

Anche lo stesso commissioner Adam Silver ha ammesso alla fine che il tanking è un tema serio. Le soluzioni non mancano. Ora resta da capire se la NBA avrà il coraggio di cambiare davvero le regole del gioco.

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