Darius Garland sesto uomo ai Clippers: “Così può trovare il suo ritmo”
Lue sorprende tutti: Garland parte dalla panchina per trovare ritmo senza Leonard. Una scelta che guarda oltre l’immediato
Certe scelte raccontano più del punteggio finale. I Los Angeles Clippers hanno voltato pagina scambiando James Harden per Darius Garland, affidandosi a un profilo più giovane per ridisegnare il proprio equilibrio offensivo. Ma il vero segnale è arrivato dalle parole di Tyronn Lue prima del debutto contro Golden State: Garland dalla panchina, per non pestarsi i piedi con Kawhi Leonard.
Lo facciamo partire dalla panchina così non deve giocare insieme a Kawhi. In questo modo può trovare il suo ritmo, i suoi tempi, e provare a gestire tutto lui in attacco
Tyronn Lue
Una decisione che, letta magari superficialmente, suona come una bocciatura. In realtà è l’opposto. Lue vuole che Garland ritrovi ritmo e identità con il pallone tra le mani, senza dover orbitare attorno a Leonard. Più libertà, più possessi, più responsabilità. Un laboratorio controllato per accelerarne l’integrazione.
Essere aggressivi, aumentare il ritmo, alzare l’intensità. È questo il ragionamento dietro alla scelta di farlo partire dalla panchina. Cerchiamo di portarlo in condizione il prima possibile. Farà così finché non aumenteremo i suoi minuti, poi naturalmente sapete che tornerà titolare
Tyronn Lue
L’esordio di Garland contro i Warriors
Il campo, almeno inizialmente, non ha premiato l’idea. 5 punti, un assist e 3 palle perse nel primo tempo, con i Warriors capaci di scappare via. La ruggine dell’infortunio e il minutaggio limitato hanno pesato. Intanto Leonard si è preso l’attacco, confermando gerarchie ancora definite, finendo con 23 punti (9/14 dal campo) e 8 rimbalzi.
Ma il progetto non si misura in 11 minuti. I Clippers sono in piena corsa per il play-in e hanno bisogno che Garland trovi rapidamente il suo posto nella rotazione. La scommessa di Lue è chiara: sacrificare qualcosa nell’immediato per costruire una convivenza più solida nel lungo periodo.
Perché se l’esperimento funzionerà, Los Angeles avrà trovato un nuovo volto da cui ripartire.