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Come vincere un titolo NBA: la Phil Jackson Rule

Come la Phil Jackson Rule può aiutare a capire chi ha il roster e la profondità per puntare al titolo NBA 2026

Per vincere un titolo NBA bisogna essere attrezzati. Oggi più che mai servono profondità di roster, versatilità e assetti modificabili in attacco e in difesa per rispondere alle contromosse degli avversari. Fondamentali anche i giocatori di ruolo capaci di dare spaziatura e ritmo all’offesa.

A tutto questo va aggiunta soprattutto la salute della squadra, perché nessuno può ambire al titolo con un paio di giocatori chiave fuori uso. Fare previsioni è quindi complesso, anche se la cosiddetta “regola Phil Jackson” può offrire qualche indicazione utile proprio in questa fase della stagione.

La Phil Jackson Rule

La Phil Jackson Rule, o “regola 40-20”, sostiene che è altamente improbabile che una squadra vinca il Larry O’Brien Trophy se non raggiunge la 40esima vittoria prima di aver subito la 20ª sconfitta.

I numeri confermano la sua validità: da quando è stato introdotto il tiro da tre punti, solo quattro squadre hanno vinto il titolo violando questa regola, inclusi i Milwaukee Bucks 2021 in una stagione abbreviata. Lo scorso anno i Pacers ci sono andati vicinissimi, conquistando la 40ª vittoria dopo 29 sconfitte e fermandosi a una gara 7 dalle Finals.

Applicando la regola alla stagione 2025-26, emergono tre squadre con i requisiti richiesti: una a Est e due a Ovest, ovvero Pistons, Thunder e Spurs. I Celtics, pur avendo un record di 41-20, hanno perso la ventesima partita prima di vincere la quarantesima e risultano quindi esclusi per pochissimo.

Oklahoma City Thunder

I Thunder sembravano imbattibili, ma una flessione a dicembre ha ridimensionato le aspettative. Rimangono comunque la squadra favorita della Western Conference, con il miglior record della lega.

Con il recupero di Nikola Topic e il contributo di J-Dub e Jared McCain, OKC può ruotare dodici giocatori affidabili, un lusso che poche contender possono permettersi. Il vero protagonista è Shai Gilgeous-Alexander, in corsa per il secondo MVP consecutivo, supportato da una rotazione solida e versatilità tattica.

Detroit Pistons

Detroit ha sorprendentemente costruito una rotazione profonda, nonostante la perdita di Jaden Ivey e Malik Beasley. Cade Cunningham guida un sistema difensivo solido e ricco di comprimari utili.

Giocatori emergenti come Daniss Jenkins, Paul Reed e Javonte Green hanno trovato spazio nella rotazione, ma resta il dubbio se saranno altrettanto efficaci in postseason. Un scorer di volume affidabile potrebbe completare la squadra, trasformandola in una contender quasi perfetta.

San Antonio Spurs

Guidati da Victor Wembanyama, gli Spurs offrono profondità, versatilità e presenza dominante in area. Talenti come Castle e Harper crescono rapidamente, mentre Wembanyama ha margini di miglioramento nelle letture di gioco.

Il principale limite resta la poca esperienza in postseason, anche se veterani come Kornet, Harrison Barnes e il versatile De’Aaron Fox mitigano questo fattore.

Boston Celtics

I Celtics, pur esclusi al fotofinish dalla Phil Jackson Rule, possono aspirare in alto. La disponibilità di Jayson Tatum è cruciale, così come il contributo di Vucevic, Derrick White e Jaylen Brown.

Nonostante qualche lacuna in rotazione e difesa, l’identità solida della squadra li rende una contender temibile, anche se leggermente inferiore rispetto a Thunder, Pistons e Spurs.

E le altre contender?

Altre squadre come Denver Nuggets, New York Knicks e Cleveland Cavaliers hanno talento e profondità, ma problemi di infortuni o di record stagionale limitano le loro probabilità.

Squadre come Rockets, Lakers e Raptors affrontano ostacoli strutturali o di sfortuna, mentre i Timberwolves potrebbero sfruttare un incrocio favorevole ai playoff. Secondo la Phil Jackson Rule, però, nessuna di queste dovrebbe vincere il titolo: eventuali sorprese sarebbero significative.

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