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Lakers meglio senza LeBron James? Analisi tra numeri e gerarchie offensive

Le vittorie senza LeBron James hanno riaperto il dibattito: i Lakers funzionano meglio senza LBJ? Un’analisi tra statistiche, dinamiche offensive e prospettive future

I Lakers giocano meglio senza LeBron, piuttosto che con lui. Verità o semplice impressione? È una sensazione generata da circostanze momentanee oppure un dato da analizzare seriamente in vista della prossima stagione?

Mentre si vocifera di una possibile estensione da 240 milioni in 5 anni per Austin Reaves, che lo renderebbe una delle basi del futuro accanto a Luka Doncic, i gialloviola sono pienamente coinvolti nella corsa al terzo posto nella Western Conference.

Un piazzamento che permetterebbe alla squadra di coach JJ Redick di evitare un incrocio con Oklahoma City Thunder nei primi due turni di postseason.

Nel frattempo, con LeBron James fermo per gestire un fastidio fisico, sono arrivate due vittorie casalinghe pesanti contro New York Knicks e Minnesota Timberwolves.

Due successi costruiti con grande fluidità offensiva e soprattutto con quella aggressività difensiva cercata per mesi ma raramente vista prima in stagione.

Nella partita successiva contro Chicago Bulls, al rientro di James, la difesa è tornata a concedere molto – 130 punti subiti – mentre l’attacco ha prodotto una distribuzione quasi perfetta nello starting five.

Luka Doncic ha segnato 51 punti, Austin Reaves ne ha aggiunti 30, mentre LeBron è apparso più orientato a facilitare il gioco che a monopolizzarlo.

A questo punto la domanda diventa inevitabile: il destino dei Lakers passa dal modo in cui LeBron interpreta il suo ruolo?
E davvero, lasciandolo partire in estate, la squadra potrebbe costruire un sistema più armonioso intorno a Doncic?

I numeri dei Lakers con e senza LeBron

Per quanto il campione sia ancora limitato, i numeri non indicano un miglioramento netto dei Lakers senza LeBron James.

Senza di lui la squadra ha raccolto 14 vittorie e 7 sconfitte, con un parziale di 10-2 quando Luka Doncic e Austin Reaves sono entrambi disponibili.

La media punti segnata è leggermente inferiore rispetto a quella stagionale, mentre i punti subiti restano in linea con la media generale.

Il record con LeBron in campo è complessivamente migliore, anche se non in maniera schiacciante.

Anzi, emerge un dato interessante:
quando James è in campo l’attacco produce più punti su 100 possessi, ma il net rating complessivo della squadra tende a diminuire.

Questo rende difficile stabilire un nesso diretto tra presenza di LeBron e rendimento della squadra. Molti fattori possono influenzare questi numeri, dalla strength of schedule alle assenze contemporanee – come quella recente di Austin Reaves per infortunio.

Eppure, osservando le partite, una sensazione sembra emergere.

Con LeBron come seconda opzione dietro Doncic, l’attacco può diventare più stagnante e meno dinamico.

In difesa, considerando un backcourt non particolarmente rapido, la presenza di James significa anche un difensore mobile in meno.

In quella metà campo, spesso è più utile avere un Rui Hachimura energico, mentre LeBron – comprensibilmente – gestisce le energie durante la partita.

Il vero nodo: la convivenza tra i tre creatori offensivi

Il problema principale riguarda il funzionamento dei tre creatori offensivi dei Lakers: Doncic, Reaves e LeBron.

Ed è soprattutto una questione di gerarchie offensive.

In un sistema Doncic-centrico, Luka è l’iniziatore principale del gioco. Un contesto che richiede compagni con caratteristiche precise:

  • creazione secondaria dal backcourt (come avveniva con Jalen Brunson e Kyrie Irving a Dallas)
  • un lungo efficace nel pick and roll
  • tiratori affidabili sugli scarichi, con almeno uno capace di facilitare la manovra.

In questo schema, il ruolo ideale per LeBron sarebbe quello di terza opzione offensiva e facilitatore del gioco.

Un ruolo che James ha dimostrato di poter interpretare – come visto contro Chicago – ma che raramente ha ricoperto con continuità durante la stagione.

Spesso è stato costretto a funzionare come seconda opzione, accentuando il proprio volume offensivo nei minuti senza Doncic o alternandosi a lui nella creazione.

Un meccanismo influenzato anche da due fattori.

Il primo è l’assenza prolungata di Austin Reaves, che ha rallentato l’assestamento delle gerarchie offensive.

Il secondo riguarda una dinamica quasi psicologica:
Reaves tende a non imporsi gerarchicamente sopra LeBron, se non quando lo stesso James gli lascia spazio.

Una dinamica comprensibile, ma che genera disfunzioni offensive.

Per quanto la storia di LeBron resti intoccabile, nel 2026 Austin Reaves è probabilmente un creatore offensivo più dinamico.

Per questo sarà fondamentale che i Lakers definiscano chiaramente le gerarchie:

  • Doncic primo creatore
  • Reaves seconda opzione
  • LeBron facilitatore

Un equilibrio che coach JJ Redick dovrà gestire con attenzione, considerando anche il peso di un leader come James.

Qual è la soluzione per i Lakers?

Nel breve periodo, con ambizioni da contender ancora difficili da sostenere, l’obiettivo principale è trovare equilibrio offensivo tra i tre leader.

Se questo funzionasse, Los Angeles potrebbe compensare i limiti difensivi con una capacità offensiva difficilmente contenibile.

La struttura ideale sembra essere:

  • Doncic creatore principale
  • Reaves seconda opzione
  • LeBron facilitatore

Il tutto affiancato da un Deandre Ayton coinvolto nel pick and roll e con rotazioni che includano Rui Hachimura o Marcus Smart.

Il futuro dei Lakers senza LeBron

Guardando alla prossima stagione, la domanda è inevitabile:
togliere LeBron James risolverebbe davvero i problemi dei Lakers?

Non rifirmarlo libererebbe 52 milioni di dollari di cap space, senza contare i contratti in scadenza che aumenterebbero ulteriormente la flessibilità.

Una parte di queste risorse sarebbe comunque destinata al rinnovo di Austin Reaves.

Il problema vero sarebbe però costruire un roster competitivo.

La prossima free agency NBA non offre un numero enorme di giocatori in grado di cambiare il destino di una squadra. Inoltre gli asset per una trade importante sono limitati, considerando che Reaves è ormai intoccabile.

LeBron non è il vero problema dei Lakers

In definitiva, LeBron James non è il problema principale dei Lakers.

La sua assenza può rendere la squadra più funzionale nel breve periodo, mentre sul lungo termine potrebbe offrire maggiore libertà salariale per costruire il roster.

Il vero punto è un altro: gestire un fuoriclasse ancora competitivo ma inevitabilmente avanti con l’età.

E questo richiede scelte non semplici, sia tecniche che strategiche.

Se LeBron decidesse di chiudere la carriera a Los Angeles, non è da escludere un ultimo contratto al ribasso, magari firmato dopo le operazioni di mercato.

Resta anche l’ipotesi più romantica: un ritorno ai Cleveland Cavaliers, per chiudere il cerchio di una delle carriere più straordinarie mai viste nella storia della NBA.

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