La differenza tra Lakers e Clippers: Lou Williams, “Una è Hollywood, l’altra il ghetto”

Tra Lakers e Clippers non è solo basket: Lou Williams racconta rivalità, cultura urbana e il lato street di Los Angeles

Lou Williams in un'intervista podcast

La rivalità di Los Angeles tra i Los Angeles Lakers e i Los Angeles Clippers è senza dubbio una delle più sentite dell’NBA. Due realtà profondamente diverse: da una parte i Lakers, storicamente vincenti e simbolo della città degli angeli; dall’altra i Clippers, che per gran parte della loro storia hanno frequentato i bassifondi della lega.

Una distanza che ha spesso alimentato ironie e prese in giro. In Italia è rimasta celebre la battuta di Federico Buffa: “Piove, il gatto è morto, la fidanzata mi ha lasciato e io tengo ai Clippers”.

Eppure, proprio in questa differenza c’è chi intravede un valore. Lou Williams, che ha vestito entrambe le maglie, ha spiegato come le due squadre rappresentino identità opposte, con i Clippers legati alla dimensione più “street” della città:

I Clippers sono il ‘ghetto’, senza dubbio. I Lakers sono Hollywood. Non siamo confusi sulla nostra identità… se giochi per i Clippers, accetti di essere il fratello minore, ma sei comunque il gangster

Lou WIlliams

Un’identità che permette a molte fasce popolari di riconoscersi nella cosiddetta “Clippers Culture“, dando alla squadra allenata da Tyronn Lue un carattere internazionale e multiculturale, proprio come la città che rappresenta.

Una visione simile emerge anche parlando di Atlanta, altra realtà vissuta da Williams. L’ex giocatore ha infatti difeso il valore culturale di Magic City, locale finito al centro di polemiche, sottolineandone il ruolo sociale:

Atlanta è una realtà complessa e multiculturale… Magic City è un’attività gestita da afroamericani, un business familiare dove tutti vengono trattati con rispetto. Che vi piaccia o no, è un punto di riferimento della città. La gente ha esagerato tutto… per me è un posto dove mi sento a casa. Non è quello che molti pensano.

Lou Williams

Tra Hollywood e il ghetto, tra Los Angeles e Atlanta, il messaggio è chiaro: il basket non è solo canestri e punti, ma identità, storie e comunità. E se lo guardi con gli occhi di Lou Williams, diventa ancora più interessante.

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