Jokic in corsa per il quarto MVP: “Serve il sostegno dei compagni”

Efficienza da record anche in questa stagione, ma per Jokic la corsa all’MVP è il prodotto di un ecosistema perfetto: le parole della stella dei Nuggets

Nikola Jokic e Jamal Murray, stelle dei Denver Nuggets

Ormai il basket di Nikola Jokic è lo standard aureo della NBA moderna. Mentre il dibattito sull’MVP si incentra sempre di più sui nomi di Victor Wembanyama (attualmente il favorito), Shai Gilgeous-Alexander e Luka Doncic, il centro dei Denver Nuggets continua a operare in una dimensione statistica e d’impatto che rasenta l’irreale.

Dopo la doppia doppia da 25 punti e 15 rimbalzi a cui ha aggiunto anche 8 assist nella vittoria per 116-93 dei Nuggets contro gli Warriors, Jokic tocca medie di 27.9 punti, 12.8 rimbalzi e 10.6 assist. Il numero #15 di Denver non sta solo flirtando con la tripla doppia stagionale, ma continua a riscrivere i parametri dell’efficienza. Il suo 57.4% dal campo, unito a un migliorato 38.5% dall’arco, racconta di un giocatore che ha rimosso ogni punto debole dal proprio arsenale offensivo.

Penso che tu debba avere un buon gruppo di compagni che ti supporti. Hai bisogno di una buona chimica e di ragazzi che si fidino di te. Quindi, per vincere l’MVP, credo sia necessario avere un grande gruppo di persone al tuo fianco

Nikola Jokic

Ma il vero punto di forza, come ammesso dallo stesso serbo, resta la simbiosi con il supporting cast. La chimica con Jamal Murray nel two-man game e la capacità di innescare i tagli di Aaron Gordon rendono l’attacco di coach David Adelman un rebus insolvibile per le difese avversarie.

Tuttavia, il quarto trofeo di MVP è appeso a un filo sottilissimo: il limite delle 65 partite. Con 16 assenze già a referto, Jokic è in “warning”.

Un solo altro forfait lo escluderebbe ufficialmente dalla corsa ai premi stagionali per mancanza di eleggibilità, un paradosso per quello che è, numeri alla mano, il giocatore più dominante della lega.

Mentre ESPN lo piazza al secondo posto nei suoi Power Ranking, l’impressione è che a Denver la priorità sia il secondo titolo in tre stagioni piuttosto che il riconoscimento individuale. Eppure, se Jokic dovesse restare in campo per il finale di stagione, ignorare il suo impatto storico diventerebbe impossibile anche per i critici più severi.

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