Cooper Flagg sotto i riflettori: il paragone di LeBron James
LeBron James ha visto qualcosa di familiare in Cooper Flagg: la stessa fame, lo stesso percorso difficile da rookie, la stessa responsabilità di reggere una franchigia da teenager
C’è un momento in cui il passato e il futuro si guardano negli occhi, si riconoscono, e si rispettano. È successo sul parquet NBA, in una serata che ha messo in scena due generazioni a confronto: LeBron James, 41 anni, ancora capace di dominare il gioco ad altissimo livello, e Cooper Flagg, 19 anni, il talento che potrebbe ereditarne l’eredità.
La prima stagione di Flagg ricorda quella di LeBron
Quando gli è stato chiesto se ravvisa delle somiglianze tra la propria entrata in scena nella lega e quella del giovane Flagg – entrambi chiamati a fare da volto di una franchigia durante l’adolescenza – LeBron non ha avuto dubbi:
Amo quello che sta facendo. Amo quello che sta portando a questa franchigia
LeBron James
Secondo James, Flagg trasmette un rapporto autentico con la pallacanestro, una passione visibile e una dedizione al lavoro che non passa inosservata. Ma il paragone più interessante che ha tracciato riguarda la gestione del ruolo in campo.
La scelta di affidargli spesso la palla come playmaker, spiega LeBron, è stata criticata – proprio come accadde a LBJ all’inizio della sua carriera. Per James, quella critica era ingiusta allora, e lo sarebbe oggi.
Penso che sia grandioso mettere la palla nelle mani di qualcuno in modo che possa attraversare i momenti difficili: quando li attraversi, cresci a un ritmo più veloce degli altri giocatori
LeBron James
La lezione di Paul Silas: crescere attraverso gli errori
LeBron ha poi ricordato con affetto la figura di Paul Silas, il suo primo allenatore in NBA, recentemente scomparso. Fu Silas a fargli vivere quella stessa esperienza da rookie: la palla in mano, le difese difficili da leggere, la libertà di sbagliare e imparare.
Mi ha permesso di fare errori e di leggere le difese difficili
LeBron James
Un metodo che, a distanza di vent’anni, riconosce nell’approccio adottato con Flagg. Non è una coincidenza: è una filosofia di sviluppo che produce campioni.
Jason Kidd: “La NBA è in buone mani”
A chiudere il cerchio ci ha pensato coach Jason Kidd, che dopo la partita ha celebrato entrambi i protagonisti della serata. Da una parte un 41enne che ha messo a referto 30 punti, 15 assist e 9 rimbalzi. Dall’altra un 19enne che si sta ritagliando il proprio spazio tra i migliori.
Prima di mettere LeBron da parte, sta mostrando al mondo che a 41 anni può ancora giocare ad alto livello
Jason Kidd
Un riconoscimento che sa di omaggio, non di commiato. Perché James continua a dimostrare che prendersi cura della mente e del corpo permette di compiere cose straordinarie, a qualsiasi età.
Quanto a Flagg, Kidd lo inserisce nel gruppo di giovani talenti su cui l’intera lega può costruire il proprio futuro:
Quando parliamo dei giovani, Cooper Flagg rappresenta il futuro. È emozionante vederlo crescere e capire che la NBA è in buone mani guardando avanti
Jason Kidd
Eredità e futuro, nella stessa notte
Due numeri di maglia, due ere diverse, un’unica visione del basket. LeBron James e Cooper Flagg condividono più di quanto sembri: la pressione di una franchigia sulle spalle, un ruolo da costruttore di gioco affidato loro prima del previsto, e la consapevolezza che i momenti difficili non vanno evitati – vanno attraversati.
L’NBA non potrebbe chiedere copione migliore.