Corsa al MIP NBA: il caso Alexander-Walker
Una stagione da MIP per Alexander-Walker? I miglioramenti personali e quelli di squadra lo proietterebbero tra i favoriti, ma la storia recente potrebbe suggerire che NAW sia fuori corsa
Se pensiamo al titolo di giocatore più migliorato della stagione NBA, e passiamo rapidamente in rassegna i giocatori che sono cresciuti di più, è difficile non considerare Nickeil Alexander-Walker tra i favoriti.
Albo d’oro MIP NBA: i precedenti non aiutano Nickeil
L’albo d’oro recente del premio, però, suggerirebbe altri identikit come papabili, se si pensa ai successi ottenuti da Julius Randle nel 2021, Ja Morant nel 2022, Lauri Markkanen nel 2023 e Tyrese Maxey nel 2024: tutti giocatori sulla soglia dello status di superstar al tempo.
Insomma, il miglioramento premiato era quello dell’ultimo step.
Lo scorso anno, però, ad onor del vero, il successo dell’attuale compagno di NAW – Dyson Daniels – è arrivato a vantaggio di un Cade Cunningham (per la verità classificatosi terzo anche dietro Ivica Zubac) che si presentava con uno status superiore. Sia per prestazioni, che per impatto e centralità in una squadra sorprendente.
Criteri MIP NBA: perché è difficile fare previsioni
Il punto in relazione a questo premio riguarda dei criteri mai troppo definiti e quindi difficili da seguire coerentemente nel tempo, tanto da rendere complessa una previsione.
Non a caso, in corsa con il cugino di Shai troviamo il compagno Jalen Johnson, Jalen Duren e Deni Avdija: tre giocatori selezionati tra gli All-Star che probabilmente finiranno in uno dei quintetti All-NBA.
Però, nel tentativo di capire se Nickeil può davvero puntare a portarsi a casa il trofeo, finendo in terzina, ha senso dare un’occhiata più pratica alla sua crescita stagionale. Che è anche una chiave per capire il sorprendente cammino degli Atlanta Hawks, impennatosi nella seconda parte di stagione.
Nickeil Alexander-Walker 3&D: il prototipo iniziale
Nel 2019, in quanto matricola in uscita da Virginia, NAW si presentava come tiratore eccellente su tre livelli e atleta versatile con istinti difensivi elitari, purtroppo con limiti offensivi circoscritti al playmaking non tanto per capacità di ball-handling, ma nella gestione della pressione avversaria.
Nei fatti, quello che appariva come un prototipo di 3&D NBA e uno sviluppo che nel best case scenario poteva restituire un simil Trevor Ariza, ha faticato non poco a guadagnarsi credibilità nei primi quattro anni.
Passati tra New Orleans e Utah, proponendo buoni passaggi di rendimento, ma senza conquistare la fiducia per essere visto come tassello importante da mantenere.
Destinato a finire in pacchetti di trade come sostanziale filler, arrivato a Minnesota si è imposto come specialista difensivo dalla second unit, fondamentale per mantenere alto il livello di quella metà campo per una squadra che da lì ottiene tutt’oggi la sua trazione.
Atlanta Hawks e Alexander-Walker: la svolta
Dopo due stagioni complete e altrettante Conference Finals raggiunte, Alexander-Walker era destinato a un contratto di riconoscimento, con un ruolo presumibilmente più importante a prescindere dalle ambizioni di squadra, ed è stato firmato da Atlanta.
Anche perché Minnesota non poteva raggiungere le cifre a lui presentate, dopo aver rinnovato Reid e Randle.
Il suo posizionamento in una squadra apparentemente fondata sull’asse Young / Porzingis non era differente da quello vissuto ai Wolves sulla carta: per supportare il difensore Dyson Daniels in copertura di Trae, poteva funzionare da ala piccola in alternanza con Risacher, con qualche opportunità di gestire la palla quando la point guard titolare fosse finita a riposo.
Perché, in teoria, dietro al franchise player gli Hawks non avevano nessun handler dignitoso, se non fornire la gestione della manovra a un Jalen Johnson più da corsa (ma pur sempre di frontcourt).
In realtà, la squadra di Snyder ha funzionato da subito meglio quando l’asse fondante risultava assente, e Alexander-Walker è offensivamente esploso da subito, alternandosi con Johnson da portatore.
Anzi, alternandosi nei pick and roll per sfruttare triple con spazio quando si allargava da bloccante.
Cedere Trae Young (e poi scaricare Kristaps Porzingis) è stato il passo consequenziale per abbracciare una nuova identità, che ha portato risultati importanti nella seconda metà stagionale.
Statistiche Alexander-Walker: l’esplosione offensiva
Quindi, guardare alle statistiche di Alexander-Walker e prenderlo come esempio dei “nuovi” Hawks è la cosa più semplice che si possa fare.
Perché se è pur vero che un’impostazione ad alto pace come la loro dipende in primis dalla spinta di Johnson (ma non solo), è altrettanto evidente che la stagione prodotta da quest’ultimo non è troppo differente dall’ottimo approccio registrato lo scorso anno, prima di dover pagar dazio agli infortuni.
L’approccio al gioco del cuginetto di Shai, invece, non è mutato rispetto all’esperienza di Minneapolis; e neanche l’aumento di minutaggio (otto minuti di impiego medio in più) sembra giustificare la crescita statistica.
Semplicemente, gli Hawks hanno elevato il suo ruolo dandogli più palla in mano, contrariamente ai risultati ottenuti nel passato in tentativi simili. Cioè, producendo poco e con scarsa efficienza.
Adesso NAW ha aggiunto evidente self-creation dal palleggio, con un aumento delle gestioni da point guard a ritmo alto o nel gioco a due degli Hawks.
Il tutto senza snaturare la sua essenza di tiratore anche catch and shoot, posizionandosi spesso negli angoli se non diretto palleggiatore delle transizioni, o dopo il primo passaggio in uscita.
Il risultato di tutto questo sta negli oltre 15 tiri effettuati per gara (contro i 7.5 dello scorso anno), di cui ben 8.1 sono da dietro l’arco. Realizzati con una media praticamente pari al 40% di successo.
E quindi, oltre 20 punti, quasi 4 assist e 3.5 rimbalzi per incontro rappresentano i suoi massimi in carriera, così come 1.3 recuperi registrati ad oggi.
Perché, a proposito di non snaturarsi, i compiti difensivi che hanno reso prezioso Nickeil come mastino nella difesa dei Wolves sono rimasti medesimi.
Perfettamente in linea con lo spirito adottato da Snyder, capace di mettere in campo spesso e contemporaneamente cinque atleti di differenti dimensioni, capaci di correre e di cambiare su multiple posizioni a difesa schierata, partendo da una costante pressione sulla palla.
Alexander-Walker MIP: merita davvero il premio?
Quindi, merita il MIP?
Brevemente e in modo molto conciso, la risposta è sì.
Perché, in qualsiasi modo si voglia leggere il senso del premio, Nickeil Alexander-Walker ha elevato il suo rendimento quasi raddoppiando sé stesso, senza perdere le proprie caratteristiche riconosciute, ma evidenziando miglioramenti non sempre prevedibili nella metà campo offensiva.
E contribuendo a far svoltare gli Atlanta Hawks, finalmente oltre l’era Trae Young, verso assetti più dinamici e quindi più moderni.
Chissà se gli elettori ai premi stagionali la vedranno allo stesso modo oppure no.