Iverson critica il load management: “Giocavo anche da infortunato”

Secondo Iverson il load management è il punto fragile della NBA: il suo attacco al fenomeno che sta creando anche tensioni tra superstar e franchigie

Allen Iverson alla cerimonia dei migliori 75 giocatori All-Time in NBA

Allen Iverson non ha mai usato filtri, e il suo ultimo affondo contro il load management colpisce dritto al cuore del dibattito NBA moderno.

Attraverso i suoi canali social, l’ex MVP ha smascherato quella che definisce una chiara ipocrisia tra il trattamento riservato alla sua generazione e la “protezione” riservata alle stelle di oggi – che nonostante tutto crea confusione e frustrazione come nel caso di Embiid con i Sixers.

Tutto questo mi suona strano. Load Management?!?! Mi hanno mandato all’inferno perché presumibilmente non mi allenavo. Ora piangono perché i giocatori saltano le partite. Io ho giocato con ogni infortunio immaginabile, al punto che dovevano nascondermi la divisa per impedirmi di scendere in campo

Allen Iverson

Il riferimento alla sua iconica sfuriata del 2002 è inevitabile e oggi suona quasi profetico:

Parliamo della partita, non dell’allenamento. Non dell’allenamento, parliamo della partita!

Allen Iverson

Per Iverson, che ha costruito una leggenda sulla resistenza e su un utilizzo incessante (quarto di sempre per minuti medi a partita, ben 41.1), vedere i campioni seduti in panchina per “gestione dello carico di lavoro” è un insulto al gioco.

I numeri di “The Answer” sono un testamento alla sua durezza: non solo è nono nella storia per punti e rubate medie, ma è stato il giocatore più piccolo di sempre a sostenere un carico fisico così devastante – in una generazione NBA così fisica come quella a cavallo tra anni ’90 e 2000 – attaccando il ferro notte dopo notte e assorbendo colpi che avrebbero fermato chiunque.

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