Barkley contro i coach soft: “Popovich urlava con Duncan”

Charles Barkley lancia una frecciata ai coach della NBA moderna: senza gerarchie solide e pugno di ferro nello spogliatoio, i team rischiano di perdere disciplina e competitività

Charles Barkley, analista Inside The NBA on ESPN

Charles Barkley non ha mai avuto paura di dire quello che pensa, e la sua ultima stoccata sul coaching moderno è un proiettile dritto al cuore della NBA attuale.

Durante una diretta di March Madness, dall’arco di “Sir Charles” è partita qualche frecciatina: allenare significa saper imporre responsabilità, e tutto comincia dal modo in cui tratti i tuoi giocatori migliori.

Per Barkley, l’idea che la critica sia sinonimo di “cattivo coaching” è una follia. Secondo lui, un allenatore che evita i confronti duri non sta facendo il suo lavoro:

Il compito di un allenatore è tirare fuori il meglio dai giocatori. Gregg Popovich e Pat Riley sono sul Monte Rushmore degli allenatori perché non hanno avuto paura di nessuno. Chiedete a qualunque giocatore degli Spurs: Pop urlava contro Tim Duncan, contro David Robinson, Tony Parker e Manu Ginobili

Charles Barkley

Il ragionamento di Barkley è tanto semplice quanto brutale: se non puoi alzare la voce con le tue superstar, perdi il diritto di farlo con le riserve.

È una questione di credibilità. Se il leader della squadra accetta la critica, il resto dello spogliatoio si adegua. È così che Popovich ha costruito una dinastia lunga trent’anni e cinque Titoli NBA, ed è così che Pat Riley ha vinto nove anelli tra campo, panchina e scrivania.

Barkley punta il dito contro i coach moderni, colpevoli di essere troppo cauti. In un’era di contratti faraonici e potere smisurato dei giocatori, molti allenatori sembrano essere troppo “player-friendly”. Ma per Charles non c’è equilibrio senza disciplina.

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