La lista di Shaquille O’Neal sui titoli senza superteam
Shaquille O’Neal ha stilato una lista dei titoli NBA vinti senza superteam, citando Jordan e Jokic tra i casi più rappresentativi. La presenza degli Heat di Wade, però, ha scatenato il dibattito
Vincere un titolo NBA è un’impresa complessa e la storia ci insegna che nessuno, nemmeno i più grandi di sempre, sono riusciti a scalare l’Everest del basket in solitaria.
Serve un cast di supporto, serve chimica, servono i compagni giusti. Ma c’è una sottile differenza tra avere una buona squadra e aver bisogno di un “Superteam” per indossare l’anello.
Shaquille O’Neal (che ha creato la sua lega Dunkman) ha deciso di rimescolare le carte su Instagram, pubblicando una lista di leggende che, a suo dire, non hanno mai avuto bisogno di scorciatoie o “Big Three” costruiti a tavolino per trionfare.
Il club include nomi che mettono d’accordo quasi tutti: Dirk Nowitzki, Giannis Antetokounmpo, Hakeem Olajuwon, Kobe Bryant e Michael Jordan. A questi si aggiungono lo stesso O’Neal, Isiah Thomas, Nikola Jokic e Dwyane Wade.
Ed è qui che l’analisi cresce. Se la parola chiave è “mai”, il nome di Dwyane Wade stona. È vero, il titolo del 2006 contro Dallas fu un capolavoro di leadership individuale (con uno Shaq sì presente, ma non più in versione Superman), ma come dimenticare i “Heatles” del 2012 e 2013?
Accanto a LeBron James e Chris Bosh, Wade era parte integrante della definizione stessa di Superteam.
Il dibattito si sposta poi sulla definizione tecnica di “Superteam”. I Chicago Bulls del secondo three-peat (Jordan, Pippen, Rodman) o i Lakers del dominio Shaq-Kobe erano squadre leggendarie, ma non sono generalmente etichettate come Superteam, poiché nate da trade e Draft, non da riunioni segrete tra stelle.
Sugli altri nomi, invece, i dubbi rasentano lo zero. I successi di Nowitzki (2011), Antetokounmpo (2021) e Jokic (2023) sono pietre miliari della storia moderna: nessuno di loro aveva un compagno All-Star nell’anno della vittoria.
Hanno trascinato le rispettive franchigie alla Promised Land con la forza dei nervi e del talento puro. Lo stesso vale per Olajuwon, che nel 1994 fece tutto da solo e nel 1995 ebbe al fianco un Clyde Drexler leggendario, ma ormai nella parabola discendente della carriera.
Al netto del caso Wade, la lista di Shaq celebra quei campioni che hanno saputo portare la propria franchigia sul tetto del mondo affidandosi alla forza del gruppo e al talento dei singoli, piuttosto che ad alleanze costruite a tavolino