Doncic torna in corsa per l’MVP: “Sono onorato!”
La NBA concede una deroga a Luka Doncic e Cade Cunningham per gli Awards, escluso Anthony Edwards. Scoppia la polemica
La corsa ai premi di fine stagione NBA si arricchisce di un nuovo capitolo, tra eccezioni, polemiche e una regola – quella delle 65 partite – sempre più sotto i riflettori.
La lega ha infatti ufficializzato una decisione destinata a far discutere: Luka Doncic e Cade Cunningham saranno eleggibili per gli NBA Awards, mentre Anthony Edwards resta escluso.
Deroga alla regola delle 65 partite: cosa è successo
Secondo il Collective Bargaining Agreement, un giocatore deve disputare almeno 65 partite per poter essere inserito nelle votazioni dei premi stagionali. Tuttavia, esiste una clausola per “circostanze straordinarie”.
È proprio questa eccezione che ha permesso alla NBA e alla NBPA di intervenire direttamente nei casi di Doncic e Cunningham, evitando il ricorso a un arbitro esterno.
- Doncic ha giocato 64 partite, saltandone due per assistere alla nascita della figlia
- Cunningham si è fermato a 63 presenze, dopo un collasso polmonare a marzo
La lega e il sindacato hanno chiarito in una nota congiunta che, considerando il contesto complessivo, entrambi i giocatori “soddisfano i criteri per i premi di fine stagione”.
Le parole di Doncic:
Il talento dei Los Angeles Lakers ha accolto con favore la decisione:
Era fondamentale per me essere presente alla nascita di mia figlia. Apprezzo il supporto della squadra e sono onorato di poter essere considerato per i premi
Luka Doncic
Caso Edwards: esclusione che fa discutere
Diverso il destino di Anthony Edwards, fermo a 60 partite. L’esterno dei Minnesota Timberwolves ha deciso di appellarsi a un arbitro indipendente, ma la richiesta è stata respinta.
La decisione ha sollevato dubbi e critiche, anche all’interno del suo entourage. Il suo manager ha espresso perplessità sulla disparità di trattamento:
Anthony e io apprezziamo che il sindacato abbia fatto ricorso per il suo caso. Personalmente, sono un po’ confuso dalla clemenza concessa a Cade, che ha saltato partite per qualcosa accaduto in campo, e non ad Ant, che invece è stato fermo per un’infezione. Ma alla fine sapete già che Ant non si sta facendo alcun problema per questa cosa, zero proprio
Manager Anthony Edwards
Anche coach Chris Finch ha criticato apertamente il sistema:
Se due terzi degli appelli vengono accolti, allora questa regola sembra più un suggerimento che una vera regola
Chris Finch
Regola sotto accusa: serve davvero?
Il tema non riguarda solo questi tre casi. Diversi nomi di primo piano – come Giannis Antetokounmpo, Stephen Curry, LeBron James e Devin Booker – sono rimasti fuori dalla corsa ai premi proprio per non aver raggiunto la soglia minima.
Nel frattempo, altri giocatori hanno rischiato fino all’ultimo:
- Victor Wembanyama ha raggiunto quota 65 alla penultima gara
- Nikola Jokic ci è arrivato all’ultimo giorno disponibile
Una situazione che ha spinto anche alcuni allenatori, come David Adelman, a chiedere una revisione della norma.
Adam Silver difende la linea NBA
Nonostante le critiche, il commissioner Adam Silver ha ribadito la bontà della regola:
Sta funzionando. Prima della sua introduzione, quasi un terzo degli All-NBA non giocava l’80% delle partite. Era un problema serio
Adam Silver
L’obiettivo resta quello di limitare il load management e garantire maggiore continuità in campo.
Verso i premi NBA: votazioni al via
Con i casi risolti, la NBA è pronta a inviare le schede di voto per i premi di fine stagione.
I risultati verranno annunciati progressivamente durante i playoff, insieme ai quintetti All-NBA, All-Defense e All-Rookie.
Le decisioni su Doncic e Cunningham mostrano una certa flessibilità, ma il caso Edwards evidenzia come l’applicazione della regola resti tutt’altro che uniforme.