La crescita degli Spurs nei Playoffs NBA: segnali da vera contender

I San Antonio Spurs superano il primo turno dei Playoffs NBA con autorità, mostrando una crescita evidente guidata da Victor Wembanyama e una difesa d’élite

San Antonio Spurs Playoff NBA

Forse serviva una conferma in più – e nel caso, sembra proprio sia arrivata – perché i San Antonio Spurs che ad un certo punto sembravano zoppicanti contro i Portland Trail Blazers al primo turno hanno concluso la serie con autorità e in modo più che convincente, quasi a dipanare ogni dubbio.

Certo, Portland poteva apparire una squadra con poche velleità, ma per struttura e peculiarità rappresentava la prima prova ideale per i giovani Spurs, in ottica affermazione nella Western Conference.

La svolta è arrivata nel secondo tempo di gara 4, con la squadra sopravvissuta all’assenza di Victor Wembanyama nella sfida precedente, che dopo essere stata sotto anche in modo profondo ha sorpassato gli avversari senza più guardarsi indietro. Per il 114-93 finale.

Per loro, 58 punti incassati nel primo tempo (a fronte di appena 41 segnati) e soltanto 35 concessi nella seconda frazione (contro 73 a referto). Metamorfosi completata, quindi. In attesa di capire chi affronteranno al secondo turno, proviamo a riassumere cosa abbiamo imparato da San Antonio in queste prime 5 partite di NBA Playoffs.

La profondità della rotazione è la vera arma degli Spurs

Non era scontato confermare un potenziale ruotabile di dieci uomini in postseason, ma coach Johnson può sorridere, giungendo a conclusioni momentanee ma solide.

La prima riguarda i giovani: Dylan Harper e Carter Bryant sono capaci di tenere il parquet offrendo il meglio che possono in entrambe le metà campo. Il fatto che venga da escludere da questo gruppetto Castle dipende solo da quanto sia consolidato il suo apporto in attacco.

Certo, non è detto che lui e Harper continuino a tirare sopra il 40% dall’arco (anche al netto dei volumi, soprattutto per il secondo), ma se il buongiorno si vede dal mattino è probabile che, mantenendosi su questi livelli, diventino meno battezzabili partita dopo partita.

Detto ciò, importante è la conferma di Champagnie nel ruolo di 3&D nello starting five e quella meno imprevista ma mai scontata di De’Aaron Fox. Perché spesso non si percepisce guardando il gruppo completo, ma avere un giocatore con il suo talento e la capacità di trovare punti anche in autonomia nei momenti di siccità offensiva è un lusso per pochi.

La difesa degli Spurs rende, quasi, impossibile attaccare il ferro

Più che ricercare dati numerici, è sufficiente la sensazione visiva: tirare al ferro contro San Antonio è difficile, e quando si arriva lì è ancora più complicato.

Donovan Clingan poteva giocare a sportellate spalle a canestro con Wemby, mentre Avdija, Sharpe e Henderson avevano fisico e atletismo per attaccare il pitturato dal palleggio. Anche Holiday portava esperienza e versatilità per impensierire gli assetti difensivi in entrambe le metà campo.

Nei fatti, niente di tutto questo è successo. Il segreto non sta solo nel dominio evidente di Wembanyama in difesa, ma anche nella tenuta perimetrale di un sistema che propone atleti difficilmente svantaggiati a livello fisico nel confronto diretto (Fox escluso probabilmente, comunque ampiamente sostenibile per altri “benefit”).

Aggredire i palleggiatori, cambiare sui pick and roll, occupare spazio off the ball e oscurare la visione del ferro: attaccare contro tutto questo può essere difficilissimo per molti.

Forse, considerando che il limite di OKC è una tendenza al monodimensionale in manovra offensiva, solo la Mazzulla Ball in serata ispirata dall’arco può apparire efficace sulla carta. Leggermente più dell’attacco di Denver con Jokic e Murray al meglio, comunque momentaneamente in svantaggio contro i Minnesota Timberwolves.

Gli Spurs si candidano davvero al titolo NBA

Come detto, li abbiamo visti far fronte all’assenza del francese in gara 3, con i giovani Harper e Castle sugli scudi, per poi reagire nel secondo tempo di gara 4 in modo perentorio.

L’attitudine con cui i ragazzi di Mitch Johnson sono scesi in campo nell’ultima sfida è quella di una legittima contender, in linea con quanto visto in regular season. Con un Victor Wembanyama concentrato che ha acceso il pubblico casalingo, gli Spurs hanno aggredito gli avversari fin dalla palla a due, fino alla clamorosa stoppata del Defensive Player of the Year su Deni Avdija in un momento chiave della partita.

A inizio stagione potevano esserci dubbi sulla tenuta, sulle convivenze a roster e sull’inesperienza di Castle e Harper. Ora, salvo ribaltoni, queste obiezioni sembrano non avere più senso.

Basti guardare la distribuzione dei punti in gara 5: Keldon Johnson coinvolto solo parzialmente nella serie, ma tutto il quintetto in doppia cifra più un Harper da 17 punti in 26 minuti dalla panchina.

I San Antonio Spurs escono dal primo turno confermandosi la prima vera alternativa ai OKC Thunder, sia a Ovest che nell’intera lega.

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