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Toronto Raptors tra what if e futuro: il “sistema Rajakovic” è sostenibile?

I Toronto Raptors sfiorano il secondo turno playoff e aprono una fase decisiva per valutare la sostenibilità del progetto tecnico di Rajakovic

I Toronto Raptors chiudono con l’onore delle armi una serie e una gara 7 che, almeno in minima parte, restano segnate dall’asterisco del what if.

Non fraintendiamoci, la superiorità dei Cleveland Cavaliers non riguarda solo l’esperienza ma anche l’aspetto tecnico. Tuttavia, l’assenza prolungata di Immanuel Quickley e quella di Brandon Ingram negli ultimi due atti hanno privato Toronto del principale asset per mettere in ritmo i compagni e del miglior creatore di vantaggi dal palleggio.

Nell’impossibilità di una controprova, restano gli interrogativi e i segnali di ottimismo restituiti dalla stagione regolare e dal primo turno.

Gerarchie chiare ma tanti protagonisti decisivi

Superato per la prima volta in carriera il 50% dal campo di media, Scottie Barnes ha certificato la sua posizione di leader tecnico del progetto post-Kawhi Leonard: oggi il prodotto di Florida State è un punto di riferimento offensivo più maturo, capace di prendere quasi sempre la scelta giusta per la squadra, mentre le sue qualità difensive restano d’élite.

Toronto però continua a vivere di basket corale, come dimostrato dal supplementare di gara 6, simbolo di una distribuzione delle responsabilità che ha coinvolto anche RJ Barrett e il rookie Collin Murray-Boyles.

Ovviamente questa sconfitta brucia, ma credo anche che dimostri al resto della lega, al resto del mondo, cosa stiamo costruendo qui e che quando vedi i Toronto Raptors puoi aspettarti un combattimento tra cani

RJ Barrett

Serviva davvero blindare Jakob Poeltl?

Dopo la sua miglior stagione in carriera, nell’estate 2025 la dirigenza ha deciso di puntare su Jakob Poeltl, con un rinnovo da 104 milioni di dollari fino al 2030.

Nonostante alcune prestazioni positive ai playoff, il centro austriaco non è sempre apparso pienamente integrato nei meccanismi di coach Rajakovic, e il suo impatto offensivo resta limitato. L’idea di una crescita significativa nel tiro dal mid-range appare poco realistica.

Il futuro del progetto potrebbe però passare anche da scelte drastiche, soprattutto in relazione all’evoluzione di Murray-Boyles e al fit non sempre fluido con Ingram.

Si può vincere con il sistema Raptors?

La pallacanestro dei Raptors resta un sistema difficile da decifrare. Con Poeltl spesso fuori rotazione, Toronto alterna quintetti senza centro di ruolo e mantiene un bassissimo volume di triple, in controtendenza rispetto alla NBA moderna.

Non è una small ball classica: il sistema di Rajakovic punta invece al coinvolgimento totale degli interpreti, con distribuzione delle responsabilità e scoring diffuso.

In regular season, infatti, il solo Brandon Ingram ha superato quota 20 punti di media.

Può essere questa la strada per competere ai massimi livelli? Dopo il ritorno ai Playoff, i Raptors proveranno a trasformare un’idea ancora in evoluzione in un progetto vincente.

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