Magic tra infortuni e limiti offensivi: serve una rivoluzione?
Gli Orlando Magic chiudono una stagione deludente tra infortuni, limiti offensivi e un’eliminazione pesante ai playoff. Ora il tema è se continuare con il progetto attuale o ripartire con una nuova direzione
Tre eliminazioni al primo turno consecutive, quest’ultima da quindicesima squadra nella storia della lega a perdere dopo aver raggiunto il 3-1 di vantaggio in una serie: non erano queste le prospettive di Orlando a inizio stagione. Non era così che doveva finire.
Eppure, al netto dell’evoluzione sperata con coach Mosley in panchina, magari favorita anche dall’arrivo di Desmond Bane da Memphis in estate, i Magic hanno rischiato pure di far peggio. Perché al termine della solita regular season costellata di infortuni, attaccando male e difendendo straordinariamente peggio degli ultimi anni, Paolo Banchero e compagni potevano pure non qualificarsi ai playoff, fermandosi prima.
Salvati da una grintosa prestazione difensiva a un passo dal baratro, la stessa che ha rilanciato la squadra nei tre successi insperati contro Detroit.
Poi l’ennesimo infortunio di Wagner, i blackout realizzativi come in gara 6, i vantaggi dilapidati e il sorpasso dei Pistons a pochi minuti dalla fine del primo tempo di gara 7.
Stagione conclusa anzitempo, e non certo “raddrizzata” per un gruppo che sperava di essere contender nel livellato Est, e che adesso potrebbe rileggere tutto. Perché quando le cose vanno così male, ha senso forzare il prosieguo di un ciclo passando da modifiche minime?
Mosley, via
Jamahl Mosley avrà pur il merito di aver creato negli anni coesione per un gruppo giovane, partendo dalla metà campo difensiva, ma con questa stagione ha esaurito tutti i crediti concessi.
Se da una parte è vero che il roster continua a non avere tiratori affidabili per allargare il campo, le trame di un attacco singhiozzante sono apparse più povere e inesistenti di quanto si fosse visto lo scorso anno.
Certo, ci si potrebbe appellare alle lente letture di Paolo Banchero che blocca la circolazione e attacca in isolamento, o di Franz Wagner che continua a latitare perimetralmente, ma prima di “scoppiare” una coppia di talento che potrebbe non saper convivere, ha senso provare tatticamente altro.
E forse Mosley non è riuscito a costruire giochi che funzionassero o rendessero funzionali i due, soprattutto quando in campo contemporaneamente. Aggiungere un tiratore come Desmond Bane non è stato sufficiente senza una rivoluzione tattica.
È stato un periodo di oltre cinque anni incredibile, e questa organizzazione e questa città avranno sempre un significato enorme per me e per la mia famiglia. Nel mio cuore spero davvero che, durante il tempo trascorso qui, siamo riusciti a lasciare un impatto significativo e duraturo sui giocatori, sullo staff e sull’organizzazione dei Magic
Jamahl Mosley
Così come accaduto a Boston, quando la resistenza ai dubbi sulla coppia formata da Tatum e Brown ha portato un titolo NBA, anche ad Orlando sarebbe opportuno insistere sul duo, considerando l’investimento che rappresentano. Quindi, prima di arrendersi, meglio provare altro e salutare Mosley.
Voglio ringraziare sinceramente la famiglia DeVos per l’opportunità straordinaria di essere l’allenatore capo degli Orlando Magic. Ai nostri tifosi, non c’è altro che amore nel mio cuore. La gioia che ho provato nell’allenare questa squadra, in questa città, per le persone che ci vivono, è qualcosa che non dimenticherò mai. Tutto ciò che ho sempre voluto era farvi essere orgogliosi di essere tifosi dei Magic, e il mio percorso qui resterà con me per sempre
Jamahl Mosley
Gli infortuni, una giustificazione?
Ormai la gestione delle assenze è divenuta una costante in casa Orlando Magic. Prima Banchero, poi Suggs e nel frattempo anche Wagner hanno giocato a nascondino, alternandosi a causa di fastidi che li hanno tenuti fuori a lungo. Anche un nascente Anthony Black ha dovuto confrontarsi con uno stop noioso a fine stagione.
Inutile dire che questo non favorisce la chimica di squadra, offrendo una giustificazione evidente sul rendimento sulle 82 partite.
Il quintetto formato da Suggs, Bane, Wagner, Banchero e Wendell Carter Jr. ha giocato insieme solo 182 minuti su 19 partite stagionali, superando gli avversari di 11.6 punti ogni 100 possessi e concedendone solo 105.2 (meglio dei Thunder).
Lo stesso gruppo, visto nella serie con Detroit fino a quando Wagner ha giocato, ha superato i rivali di 14.7 punti ogni 100 possessi nei 61 minuti condivisi. Con Wagner utilizzato su Cunningham, il creatore principale dei Pistons ha vissuto momenti di inefficienza.
Questi numeri fanno pensare che abbia senso riprovarci, magari cambiando guida tecnica per dare una fluidità offensiva che finora non si è vista.
Gli annosi problemi dall’arco
Ci sono però criticità da superare una volta per tutte. La più evidente riguarda il tiro da tre punti: i Magic non riescono a costruirsi occasioni ad alta efficienza, soprattutto con tiri aperti dall’angolo.
In stagione regolare hanno chiuso undicesimi per tentativi di tiri “open”, ma convertendone pochi, coerentemente con le medie dall’arco.
Quando si parla di macchinosità dell’attacco e difficoltà nel creare vantaggi senza marcatura, resta evidente che con un solo finalizzatore efficace come Bane è difficile svoltare.
Manca soprattutto un iniziatore che crei per i compagni, con Suggs troppo orientato alla fase difensiva e meno playmaker nel senso classico del termine.
L’idea Tyus Jones si è rivelata fallimentare a metà stagione, mentre Anthony Black appare ancora distante dal ruolo di ordinatore dell’attacco.
Serve colmare questo vuoto, meglio se con un giocatore capace di aprire il campo e aumentare le opzioni offensive.
Il talento a roster è evidente, il lavoro fatto fin qui è positivo, ma non riprovarci senza correttivi adeguati sarebbe un errore. Anche considerando l’età media della squadra, che impone un’altra estate di crescita strutturale per tornare competitivi.