L’MVP di Shai Gilgeous-Alexander spiegato dai numeri

Shai Gilgeous-Alexander conquista il secondo MVP consecutivo grazie a una stagione dominata tra record, efficienza e continuità

Shai Gilgeous-Alexander MVP NBA 26

Shai Gilgeous-Alexander ci ricasca. Per la seconda stagione di fila, la guardia degli Oklahoma City Thunder si porta a casa il premio di MVP della NBA, entrando in un club che conta appena 14 membri in tutta la storia della lega. Back-to-back, come si dice in gergo: roba da pochi eletti.

Ma cosa rende questa stagione davvero impossibile da ignorare? I numeri parlano da soli, e sono numeri che fanno un certo effetto anche ai più smaliziati.

Una stagione fuori scala

Partiamo dalla cosa più semplice: gli OKC Thunder hanno chiuso con 64 vittorie, piazzandosi al primo posto nella Western Conference. E lo hanno fatto nonostante una lunghissima lista di infortuni che avrebbe fatto vacillare chiunque. Già questo basterebbe per giustificare il premio.

Ma SGA non si è fermato alla squadra. Individualmente ha fatto cose che prima di lui non si erano mai viste. È diventato il primo playmaker nella storia NBA a segnare oltre 30 punti di media mantenendo il 55% dal campo. Per capire quanto sia assurdo: segnare tanto è una cosa, farlo con quella precisione è un’altra storia completamente.

E poi c’è il dato che forse colpisce di più: in tutta la regular season non ha mai segnato meno di 20 punti. Nemmeno una volta. Neanche nelle serate storte, neanche con due difensori addosso, neanche a febbraio quando tutti sono stanchi. Gli unici precedenti di una simile continuità offensiva appartenevano a Wilt Chamberlain e Elgin Baylor – due nomi che da soli spiegano in quale dimensione storica si stia muovendo Gilgeous-Alexander.

Il plus/minus che stacca tutti

Un altro numero che vale la pena citare è il plus/minus stagionale: +788. Significa che quando SGA era in campo, gli Thunder segnarono quasi 800 punti in più degli avversari nel corso della stagione. Il secondo in questa classifica? Victor Wembanyama, con oltre 100 punti di distacco. Centoventi punti. Non è una gara, è un’altra categoria.

Nella storia con Jordan

Grazie a questa stagione, Shai è entrato ufficialmente nel ristrettissimo club dei giocatori accomunati a Michael Jordan per produzione offensiva ed efficienza. Senza bisogno di aggiungere altro.

Sul fronte dei back-to-back MVP, invece, l’ultimo precedente firmato da una guardia risaliva a Stephen Curry nel 2015 e 2016. Prima del Curry al massimo della sua potenza, bisognava tornare indietro molto più lontano. SGA si inserisce in questa lista con una naturalezza che fa quasi paura.

Perché il secondo MVP vale (forse) più del primo

Vincere un MVP è già difficile. Vincerlo due anni di fila è tutta un’altra faccenda, perché la NBA è uno sport in cui le squadre ti studiano, i difensori ti conoscono, e il fattore sorpresa svanisce. Eppure Shai ha alzato ulteriormente il livello, come se il premio dell’anno scorso fosse stato solo un avvertimento.

A 26 anni, con una franchigia costruita attorno a lui e un talento che sembra avere ancora margini di crescita, la domanda non è più se Gilgeous-Alexander sia uno dei migliori giocatori del pianeta. La domanda è fino a dove può arrivare.

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