Draymond Green difende Harden: “Non è suo compito marcare Brunson”
Draymond Green prende le difese di James Harden dopo la sconfitta dei Cavaliers contro i Knicks. Nel mirino la gestione difensiva su Jalen Brunson
Dopo la sconfitta di Gara 1 contro i Knicks, James Harden è finito nel mirino delle critiche. E non è difficile capire perché: i New York Knicks hanno rimontato 22 punti sfruttando sistematicamente le difficoltà difensive del 36enne, che alla fine ha chiuso con 15 punti, 6 palle perse e percentuali al tiro imbarazzanti. I Knicks hanno vinto 115-104 ai supplementari, con Jalen Brunson assoluto protagonista.
Ma non tutti se la sono presa con Harden. Draymond Green, veterano dei Warriors e voce sempre sopra le righe del panorama NBA, ha dedicato un lungo sfogo nel suo podcast The Draymond Green Show per difendere l’ex MVP e puntare il dito nella direzione opposta.
“Non è il suo lavoro difendere Brunson 1 vs 1”
Il concetto centrale di Draymond è semplice: lasciare Brunson in isolamento con Harden è un errore collettivo, non individuale. Secondo Green, chiunque sappia di basket doveva aspettarsi che i Knicks avrebbero attaccato il veterano dei Cavs in quel modo – perché ci provano da anni, con chiunque mostri debolezze difensive.
Jalen Brunson che vive su un’isola con James Harden a marcarlo non è qualcosa che puoi permettere. Harden è in giro da 17 anni, le squadre ci hanno provato continuamente. Devi aspettartelo
Draymond Green
La soluzione, per Draymond, era semplice: non switchare. Lasciare che Brunson si prendesse il primo blocco, poi il secondo, senza regalare la palla sulla situazione ideale. Invece i Cavs hanno continuato a cambiare difensore ogni volta, offrendo a Brunson il vantaggio con 17-19 secondi sul shot clock anziché costringerlo ad attaccare con pochissimo tempo a disposizione.
Schroder sì, gli altri no
Un momento chiave della partita, secondo Green, è stato quando Dennis Schroder ha lasciato il campo. Fino a quel momento, il tedesco era l’unico disposto ad accettare la sfida e a non mollare il proprio uomo sugli screen. Dopo la sua uscita, il muro difensivo dei Cavs è crollato.
Schroeder stava raccogliendo quella sfida. Quando è uscito, le cose si sono fatte buie. Gli altri non vogliono quel tipo di responsabilità – non vogliono lottare contro il blocco e dire ‘questo è il mio matchup, voglio fermare questo giocatore
Draymond Green
Draymond si dice frustrato da questo atteggiamento ricorrente nei playoff: giocatori che accettano passivamente ogni cambio difensivo, senza l’orgoglio di voler difendere il proprio uomo.
Non è il lavoro di James Harden marcare Jalen Brunson 1 contro 1. Non è per questo che viene pagato. Quelli che continuano a switchare – quello è il loro lavoro
Draymond Green
Il paragone con Stephen Curry
Green è poi andato sul personale, spiegando come i Warriors non avrebbero mai permesso una cosa simile con Steph Curry come bersaglio. Niente switch, niente isolamenti contro il miglior marcatore della squadra.
Con Steph non ci siamo mai permessi di switchare e guardarlo isolare contro Harden. Perché dovresti farlo? Non ha senso
Draymond Green
E aggiunge che lui stesso, in campo, avrebbe fatto di tutto – comunicazione, raddoppi preventivi, posizionamenti – per evitare che Curry finisse a difendere da solo per 12 palleggi di fila.
Dopo la gara, lo stesso Harden aveva espresso un concetto molto simile a quello di Green:
Brunson è uno dei migliori uno contro uno della lega. Se lasci un giocatore da solo contro di lui, diventa dura per chiunque
Draymond Green
Negli ultimi otto minuti del quarto periodo, con Harden come difensore principale, la stella dei Knicks ha segnato 13 dei suoi 15 punti in isolamento, dominando i possessi decisivi.
Ora l’attenzione si sposta su Gara 2 al Madison Square Garden, dove Cleveland dovrà trovare rapidamente delle contromisure per evitare che Brunson continui ad attaccare gli stessi mismatch con la stessa facilità.