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Pioggia di critiche su Harden e i Cavs: “Spariti, si sono arresi”

James Harden sparisce in Gara 4 e chiude le Finali a Est con 15 punti e 3 assist di media: le critiche degli analisti NBA

I Cleveland Cavaliers sono scesi in campo per gara-4 delle finali della Eastern Conference con l’obiettivo di difendere il fattore campo ed evitare un clamoroso cappotto.

Le cose, però, sono andate nel peggiore dei modi: la pesantissima sconfitta casalinga per 130-93 contro i New York Knicks ha sancito la fine della post-season dei Cavs nel modo più imbarazzante possibile.

L’atteggiamento di Cleveland è apparso deficitario sin dai primi minuti e, dopo un primo quarto d’impatto dei Knicks, la squadra non è più riuscita a reagire.

Se Donovan Mitchell ha provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo chiudendo con 31 punti, 4 rimbalzi e un solido 9 su 18 al tiro, il blackout dei suoi compagni di viaggio è stato totale.

Evan Mobley ha chiuso con 15 punti e 7 rimbalzi, ma a fare rumore è stata soprattutto la controprestazione di James Harden, fermatosi a soli 12 punti con 4 rimbalzi e 2 assist. Una serie che sulla carta doveva essere equilibrata si è trasformata in un monologo di New York, esponendo i Cavs alle durissime critiche dei media e delle grandi leggende della lega.

Nel post-partita di Inside the NBA, Charles Barkley non ha usato giri di parole:

Ragazzi a casa, se volete capire il significato della parola ‘arrendersi’, il verbo che la definisce sono i Cavaliers

Charles Barkley

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Shaquille O’Neal, che ha rincarato la dose:

James Harden sta facendo quello che fa di solito… sparire

Shaquille O’Neal

I numeri, d’altronde, faticano a smentire la tesi dei critici. Nelle prime fasi dei playoff Harden aveva viaggiato a 19.6 punti di media, ma il suo rendimento è colato a picco proprio nelle finali di Conference.

Oltre alle consuete amnesie difensive, l’ex MVP ha faticato enormemente in attacco: nelle quattro sfide contro i Knicks ha registrato ben 17 palle perse totali (5 solo in gara-4), vedendo le proprie medie scendere a 15.5 punti e un misero 3.0 assist a partita.

Il dato più impietoso della sua partita da dentro o fuori resta però lo 0 su 6 dall’arco, il simbolo di una stella che si è spenta nel momento più importante dell’anno e che ha evitato un’onesta presa di coscienza in conferenza stampa, affermando che i Cavs sono ancora la squadra migliore della serie.

Per Cleveland si prospetta un’offseason ricca di dubbi: se la leadership tecnica di Mitchell non è in discussione, la dirigenza sarà costretta a riflettere profondamente sul reale valore del supporting cast.

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