Thunder eliminati, Shai “Niente scuse, dobbiamo migliorare”

Shai Gilgeous-Alexander chiude la stagione dei Thunder con un messaggio chiaro: il gruppo ha basi solide, ma serve un ulteriore salto di qualità per trasformare il potenziale in risultati concreti

Shai Gilgeous-Alexander

La corsa degli Oklahoma City Thunder si interrompe nel modo più pesante possibile: Gara 7 in casa, sconfitta 111-103 contro i San Antonio Spurs, e NBA Finals sfumate. A festeggiare sul parquet del Paycom Center è la squadra guidata da Victor Wembanyama, protagonista di una serie che ha cambiato gli equilibri della Western Conference.

Una serie che, numeri alla mano, racconta molto più di una singola partita: Spurs vincenti in quattro delle cinque sfide di regular season, oltre all’eliminazione dei Thunder anche nella NBA Cup e nelle Finals di Conference. Un dominio costruito nel tempo, non solo in una notte.

Infortuni e rotazioni ridotte: il vero nodo della serie

Oklahoma City arriva alla sfida decisiva dopo una stagione da 64-18, miglior record NBA insieme ai rivali (62-20), ma con un roster decimato nei momenti chiave.

L’infortunio di Jalen Williams è stato pesante: stop dopo il problema al bicipite femorale, pochissimi minuti effettivi nel resto della serie e forfait in Gara 7. A complicare tutto anche l’assenza di Ajay Mitchell, fermato da uno stiramento al polpaccio proprio nel momento in cui stava diventando decisivo.

Con meno creatori offensivi, la pressione si è concentrata su Shai Gilgeous-Alexander, costretto a giocare contro una difesa preparata a limitarlo.

Sono giovani, talentuosi, ben allenati, giocano nel modo giusto e insieme. Hanno tutto per vincere un titolo

Shai Gilgeous-Alexander

E ancora, guardando in casa propria:

Da qui in avanti dobbiamo prenderla un giorno alla volta. Migliorare in estate e diventare una squadra migliore rispetto a quest’anno e al precedente

Shai Gilgeous-Alexander

Una filosofia che diventa quasi un mantra interno: niente scorciatoie, solo crescita.

Holmgren cancellato da Wembanyama

C’è un altro dato che racconta la serie meglio di tanti altri: Chet Holmgren aveva segnato 37 dei 38 tiri tentati nell’area nei primi due turni dei playoff, ma contro Wembanyama si è bloccato. In Gara 7 ha concluso con appena 4 punti e 4 rimbalzi in 33 minuti, tentando solo due tiri, l’ultimo dei quali con ancora quasi tre quarti da giocare.

I dati evidenziano quanto sia rara una prestazione così in un contesto di altissimo livello, soprattutto in una Gara 7 di playoff con giocatori selezionati per un quintetto All-NBA nella stessa stagione.

Numero minimo di punti segnati in Gara 7 dei playoff da un giocatore selezionato in un All-NBA team nella stessa stagione (ultimi 50 anni, dati Basketball Reference):

  • Jason Kidd – 0 punti (2004)
  • Chet Holmgren – 4 punti (oggi)
  • Baron Davis – 5 punti (2004)
  • Ben Wallace – 6 punti (2006)
  • John Stockton – 6 punti (1994)

Un dato che colloca la prova di Holmgren in un gruppo molto ristretto di prestazioni insolite, in serate in cui il contesto e la pressione hanno inciso in modo decisivo anche su stelle riconosciute a livello All-NBA.

Coach Mark Daigneault ha provato a proteggerlo nel post gara:

Ha inciso anche senza numeri nel tabellino. Non siamo stati battuti mentre era in campo in modo significativo

Mark Daigneault

Ma resta evidente la difficoltà contro un sistema difensivo costruito attorno alla presenza dominante di Wembanyama.

Spurs più completi, Thunder da ricostruire sul dettaglio

La differenza, alla fine, sta nella profondità e nella continuità. I Thunder hanno retto grazie anche alle prestazioni di ruolo di Alex Caruso, ma la serata storta al tiro di Gara 7 ha pesato nei momenti decisivi.

È difficile vincere un campionato, figuriamoci bissarlo – e serve sempre un po’ di fortuna

Alex Caruso

Dall’altra parte, i Spurs hanno mostrato una struttura più pronta: difesa d’élite, gestione dei possessi e una chiara identità costruita attorno al loro nucleo giovane.

Penso ancora che avevamo abbastanza per farcela. Non ci siamo riusciti nella partita più importante

Shai Gilgeous-Alexander

Per Oklahoma City si chiude una stagione comunque di altissimo livello: miglior record, crescita costante e la sensazione di essere ancora lì, tra le grandi del futuro. Ma anche la consapevolezza che per fare l’ultimo salto serve continuità fisica, oltre che tecnica.

Siamo orgogliosi di quello che abbiamo fatto, ma è anche una di quelle sconfitte da cui bisogna imparare

Mark Daigneault

Il messaggio finale è già scritto: niente scorciatoie, niente alibi. Solo un obiettivo chiaro per l’estate – tornare più forti.

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